sabato 26 gennaio 2013

Ora che non c'è più nessuno.

L'attimo che credi non essere come tutti gli altri è lo stesso in cui ti accorgi che il tuo mestiere è proprio quello di distruggere attimi. E ogni volta è sempre la solita ultima volta. E tutto si ripete. Mentre ti ho visto passare, il tempo andava nell'altra direzione. E magari stavi anche passando a prendermi, ma io ti aspettavo in un passato che non era il tuo. Forse neanche il mio. Sono dubbi da cancellare i miei, lo so. Ma si abbinano così bene al colore dei tuoi occhi che è un peccato farne a meno. Noi che viviamo al confine, tra quello che vogliamo davvero e quello che dobbiamo volere per forza. Prima di te non mi mancava niente di quello che adesso non ho. Dovevi rimanere superficiale, come quei maledettissimi riflessi sul vetro e non fare di te la mia finestra d'estate mente qui dentro di me è inverno. E tu lo sapevi che lasciare decidere a me era l'unico modo per poterci dividere. Fai sempre lo stesso errore, i rimproveri tieniteli per chi vuole essere perdonato. 

Ricostruire. Ricostruire la notte passata. Ricostruire i ricordi. Ricostruire i pensieri. Ricostruirsi. 

Quella cieca consapevolezza di essere un riflesso e non un colore sulla superficie della tua vita. Granelli di sabbia incastrati tra le pieghe dei sedili dell'auto, pensieri di sale sulla pelle, labbra affamate di altre labbra, tu. E se intorno sarà  il vuoto ci passeremo attraverso fino ad essere dentro niente, ma sarà  il nostro niente. 


Nessuno è come vorresti che sia, ma a volte quel nessuno sa essere l'unico che vorresti.

Sono le parole che amiamo quelle che ci hanno ucciso un sacco di volte. 
E tu non te ne sei mai accorto.

domenica 20 gennaio 2013

Come mai prima.

Vorrei prendere in prestito i tuoi occhi neri, per cancellare tutti i miei dubbi e poi scriverci sopra il tuo nome. E invece rimango a guardarmi e guardarti. Con gli occhi troppo azzurri per evitare che piovano, troppo distratti per evitare le mie risposte sfocate, troppo altrove per evitare di incontrare i tuoi silenzi distanti.
Accarezzami i pensieri fino a farli diventare coincidenze. Vestimi di note, di parole tra i tasti bianchi e neri e di mani, ma che siano le tue. Ormai è tutto troppo sbagliato per tornare come eri prima.  
 Ma forse sei tu. Sì, che sei tu. E se davvero sei tu perché adesso? Allora non sono i Comeprima, sono i Comemai quello che abbiamo sbagliato. Come mai solo adesso. Il mio non riuscire a starti accanto e il tuo non saper prendere una direzione che sia verso di me. E tu non sai quanto sono brava a fingere che non ci sia nessuno quando il pensiero di te bussa alla mia porta. No, che non lo sai.

Gli occhi più tristi sono quelli che hanno paura di essere felici.

Sei frasi scritte quando credi che non ci sia nessuno a leggerle, il troppo tardi, il mai, il sempre. Le occasioni perdute che si ritrovano, anche solo per ricordarti che ora sono di qualcun altro. Le parole di piccole gocce di mare sulla pelle, quando ogni goccia diventa qualcosa che detta a voce sarebbe volata via. I pensieri blu tra i capelli neri e la spiaggia deserta, come se fosse solo nostra, come se fosse l'ultima. La felicità nascosta dietro il silenzio subito dopo una sorpresa. Tutti quei viaggi fatti per scoprire che il posto migliore rimane sempre quello tra le tue braccia. Quel maledetto vizio di dare un senso alle cose che ci ha unito e che è uguale a quello che ogni volta ci divide.
Sei quando tutto quello che avevi immaginato non si limita semplicemente ad esistere ma esagera, fino a scomparire. Ché scomparire, a volte, è quello che semplicemente mi riesce meglio.

On Air: Angus And Julia Stone - Draw Your Swords