mercoledì 23 ottobre 2013

Non preoccuparti per me, ti passerò.

La bellezza è il coraggio di tutto ciò che è fragile. Io non so essere fragile. E non ho una felicità adattabile alla tua. Se almeno io e te fossimo silenzio, potremmo far finta di esserci capiti male. Ai lati delle strade le foglie cadute, a coprire il cemento. Così, come un sorriso può nascondere i segni e le crepe sul cuore. 

Era destino. 
No che non lo era, di sicuro non era amore. 

Se riesci a vedere del romanticismo nel concetto di destino è soltanto perché hai poca fantasia. 

Era a Porta Venezia. Era inverno ma gli angoli del tuo corpo continuavano a ricordarmi il primo sole di maggio. Era una notte che sorrideva, mentre tutti gli altri erano distratti dalla pioggia. Sono scesa due fermate prima. Tu lì. Poi niente.
A volte fare la cosa giusta non è la cosa giusta da fare.
Cosa sarebbe stato, cosa. Un non appena che, un quando nel futuro. 
Perdersi, prendersi per mano, sbagliarsi, lasciarsi porte aperte alle spalle. 
Leggersi, scivolarsi via.

Ogni volta, me lo chiedo e faccio finta di non ascoltare la mia risposta. La differenza tra un compromesso ed una rinuncia sileziosa è uguale a quella tra un battito di ciglia ed uno di cuore.
Ogni volta che ti ho spostato dal mio centro alla mia periferia, ti ho insegnato come trovare la strada del ritorno. Attorciglio capelli intorno alle dita, le dita intorno alle parole e le parole intorno a te. Il tempo dilata anche le più piccole distanze. E sì, ci vuole il tempo necessario, non tanto per fare una scelta la giusta, ma per continuare con le proprie scelte senza voltarsi. 

Ci troveremo sempre nelle pause, tra una canzone e l'altra, tra qualcosa che finisce e l'attesa di nuove note.

E sta tranquillo.
I miei pensieri su di te stanno tutti bene,
nonostante i miei sforzi.

On Air: Joseph Arthur - I Used To Know How To Walk On Water

domenica 20 ottobre 2013

Prendimi cura di te.

La musica a volte fa dimenticare, altre volte è un marchio a fuoco che brucia ad ogni replay. 

Mark Lanegan non è più come prima, dicevi. 
Né meglio nè peggio, soltanto diverso. 

Attaccare una rosa al muro non fa un Magritte, dicevo. Provare a guardare oltre lo sfondo neanche, ma almeno conosci le regole del gioco.

È un gioco in cui vincere non importa a nessuno, 
dicevi. 
Allora è soltanto un gioco per te. 
Pensavo, ma non dicevo.

Non servono i chilometri, le persone si perdono anche in spazi piccoli come quelli tra una parola e l'altra. Sforzarsi di dimenticare è il modo più facile per rimanere attaccati ai ricordi. Dovevi rimanere un'impressione, come le prime note di Ballad of the broken seas, ma poi arriva quel momento in cui o cambi tu o cambia lo stato delle cose e quindi o fai un passo avanti e diventi un sentimento o non ti ritrovi più.

Per vedere quanto pesano i silenzi basta metterli in tasca e aspettare l'alta marea dei pensieri. 
Spiegarsi non serve a niente se dall'altra parte non c'è qualcuno che vuole sapere. Le vele di pagine bianche hanno aspettato parole come vento e aspettano ancora, aspetteranno sempre, ma se anche arrivasse sarebbe in una direzione che oramai non ha più senso. 

È facile nascondersi dietro la punteggiatura, nelle pause, tra i respiri, legarsi coi punti interrogativi come se davvero si avesse voglia di scappare. È facile nascondersi dietro quello che non sarà mai, sparire come fumo tra le dita e sperare che ne rimanga l'odore a ricordarci di essere stati lì. È facile camminare su una strada come tante, con passi lenti per non disturbare o di corsa per fregare il tempo senza lasciare imponte per il ritorno o per essere trovati. 

Difficile è raccogliere le parole, come conchiglie sulla riva, quando vengono coperte dal rumore dei Tanto non t'importa. Difficile è accorgersi dei pensieri che partono già stanchi ma che sono per te e se non arrivano andarli a prendere. 
Difficile è, tra un mare di sorrisi che si avvicinano, 
trovare quello che si incastra perfettamente col tuo.

On Air: Isobel Campbell & Mark Lanegan - Ballad Of The Broken Seas