lunedì 15 luglio 2013

Tu non preoccuparti, ho detto.

Le cornici danno sicurezza con il loro voler dare un ordine a tutto, E con l'ordine si rischia di perdere il senso del quadro. Forse, un po' anche me. Il senso di tutta questa malinconia, non lo capivi mi dicevi, perché non porta da nessuna parte. Ha occhi bellissimi con i quali ti puoi godere il paesaggio, dicevo io. I nostri compassi sulle intenzioni per trovarne i confini erano le nostre voglie di definire i margini di un sentimento al di là delle simmetrie. 
Non preoccuparti. 
Tu non preoccuparti, ho detto. Il tempo è la nebbia dei sentimenti, trasforma il rosso in rosa, il blu in azzurro, ma solo se gli lasci abbastanza spazio.

Nelle mie ere glaciali interiori sei sempre l'unico che riesce a sopravvivere. Nelle mie occasioni perdute, come curiosità  troppo fragili da toccare, ti ho salvato sempre. Nelle mie abitudini ti ho lasciato i posti più confortevoli, infilando parole una dietro l'altra tra le pieghe dei silenzi e passandoci le dita lungo le cuciture. 
Per strapparti un sorriso. 
A volte le parole, come le persone, sanno essere così uguali a sé stesse che dopo che le hai lette non te le ricordi più. 
Piovono promesse, petali compresi. 
Le orchidee sono fatte per essere regalate e per dire a qualcuno «Tanto lo so che quando ci rivedremo, avrai sbagliato qualcosa e sarà  morta». E se hai un'orchidea con i fiori caduti o un cuore in frantumi, chilometri di nastro adesivo non ti serviranno. 
Ci dovevi pensare prima. 

Altre volte e altre parole, invece, sono così perfette che vanno lasciate in pace. 
Sono tue, sono vere, semplicemente sono. E questo ti basta. 
Sottolineami, sottolineaci. 
Con colori diversi per fingere di esserci conosciuti davvero, studiati e imparati a memoria. 
Per non ripeterci più. 

E poi, senza parole. Senza fili, i fili senza discorsi, i discorsi senza giorni e i giorni senza te. 
Quelle che non mi hai detto mi hanno svegliato in piena notte, ma fa niente. 
Ora le invento io, magari dovevi dirmi qualcosa di importante.

Chiudi gli occhi e fammici dormire dentro.  

Non permettermi mai di svegliarmi con le ginocchia sbucciate per aver inseguito i sogni di qualcun altro. Non farmi abituare al cielo tra i palazzi, perché chi si abitua vede soltanto e non guarda più. Non lasciare che i ricordi facciano l'amore con la speranza, ma inventami le notti dietro finestre spente per coprimi i pensieri da quello che c'è fuori, di quando non lo so se sono pensieri felici. 

Non preoccuparti, forse è solo nostalgia per non averti incontrato prima.

On Air: John Grant - Where Dreams Go To Die