sabato 14 dicembre 2013

La distanza non è spazio, è esattamente tutto quello che non fai per annullarla.

Un passato che non fa più male lo si riconosce dalle fondamenta stabili del presente. Se non fosse per quel rumore di dubbi di sottofondo certe certezze suonerebbero stonate.

Il mio pianoforte, tu.
I miei sorrisi, spartiti persi e mai più ritrovati.

Pensieri sciolti nel caffè, parole condensate sulle labbra, baci bisbigliati prima di un ci vediamo dopo. Le mie canzoni sottoforma di persona.
Abbiamo un cuore di corteccia da incidere e l'anima d'edera per poter nascondere la scritta, ti dicevo mentre tu guardavi le luci al di là di un finestrino.
Nessuno ti conosce di più di chi ha condiviso i tuoi stessi errori, come se quegli stessi errori si potessero tagliare in due e spremerli e poi bere il succo, perché ti fa bene.
Troppo amaro da mandar giù, il rancore.
Le parole pesano nelle tasche almeno finché non ti accorgi che basta così poco per strappare la stoffa dei silenzi e farle scivolare via. Anche quando sembra che non ci sia bisogno di difendere qualcosa, non è detto che un sorriso non sia già una protezione.

Quei ritorni inutili e bellissimi, che lasciano gocce di passato e poesia negli occhi. Inutili e bellissimi, come un parco quando piove, dicevi. Acqua sempre uguale, che cade, scorre, cancella, incide. Come i passi cadenzati verso la meta, la stessa meta che può dividere o unire. 
Fuori solo aria di tempesta. Noi chiusi a chiave dentro un vechio e caldo blues. Una pagina bianca da accarezzare, per sentire i solchi dei ricordi. Strade sulla pelle, che se solo portassero da te le saprei fare anche ad occhi chiusi. I sentimenti lasciati fuori al freddo, tanto che adesso c'è troppa corrente di pensieri.

Entra nella vita di qualcuno solo se hai intenzione di restare.
E se decidi di restare, non scordarti di chiudere la porta.

On Air: Angus & Julia Stone - I'm Not Yours

domenica 17 novembre 2013

Niente è più imprudente della felicità.

Volevo mani d'edera tra le lenzuola, per arrampicarci su quello che rimane da difendere. Vicino o lontano che sia. E sentirmi libera di abbassare le difese. Almeno per un po', almeno finché ci sei tu. E sentire il profumo del mondo fuori quando è ancora scolorito, con le luci ancora accese, i silenzi da prossima fermata ed essere di ferro e vetro, per avere la stessa destinazione. Perché, alla fine si sa, o mi si ama così o non mi si ama per niente. 

Volevo confondere il tempo e lo spazio, invece il niente si è confuso con me e te.

Volevo sentire quelle parole non dette perché messe da parte come un giocattolo che non usi mai altrimenti poi potrebbe non funzionare più. E levarmi di dosso questa distanza e i fili dei discorsi che lasciano segni e disegni da colorare di nero inchistro. E invece siamo rimasti fermi sul molo, cercando il nome giusto da dare al viaggio, fino a dimenticarci di partire, abbandonando i cuori sugli scogli, tra le intenzioni, che devi stare attenta a come ti muovi. Ché di sicuro qualche gatto del porto passerà di lì a fare colazione. 

Ed è vero, alla fine lo si ritrova sempre l'equilibrio perduto, basta fare finta che non t'importa più.
Ed è vero, alla fine ci si ritrova sempre, quando ormai è da un'altra parte che si vuole stare.

Volevo i naufragi tra le tue braccia, con l'orecchio fin dentro alle vene per sentirci nei cuori, come in una conchiglia, occhi che tengono per mano e mani che stringono forte per non lasciarsi andare. E invece poi, non preoccuparti, lascia stare. Ed è buio, quel buio che prende ogni spazio dentro di te, basta che ci sia abbastanza luce lì fuori. Volevo solo orologi a segnare lo spazio che ci divide, per avere parole da bere dalle labbra, trovarsi e senza saperlo, sciogliere i grovigli che ci portiamo dentro. Vicini senza dirsi niente, senza dover per forza trovare un pretesto per stare uno di fronte all'altra. I silenzi, quelli belli. 

Volevo essere per te, quando tutti gli altri non sono abbastanza.

Rimanere fermi sulla soglia del tempo per paura di fare passi sbagliati è il modo più facile per aprire la porta al rimpianto. Nessuno ti conosce di più di chi ha condiviso i tuoi stessi errori.
In punta di piedi rovista tra le attese, in cerca del futuro più adatto a te. 
Sali lungo i gradini dell'importanza. Poi guarda giù, ti accorgerai che è imprudenza. 

Volevo essere la tua imprudenza.
Bellissima e impunita.

mercoledì 23 ottobre 2013

Non preoccuparti per me, ti passerò.

La bellezza è il coraggio di tutto ciò che è fragile. Io non so essere fragile. E non ho una felicità adattabile alla tua. Se almeno io e te fossimo silenzio, potremmo far finta di esserci capiti male. Ai lati delle strade le foglie cadute, a coprire il cemento. Così, come un sorriso può nascondere i segni e le crepe sul cuore. 

Era destino. 
No che non lo era, di sicuro non era amore. 

Se riesci a vedere del romanticismo nel concetto di destino è soltanto perché hai poca fantasia. 

Era a Porta Venezia. Era inverno ma gli angoli del tuo corpo continuavano a ricordarmi il primo sole di maggio. Era una notte che sorrideva, mentre tutti gli altri erano distratti dalla pioggia. Sono scesa due fermate prima. Tu lì. Poi niente.
A volte fare la cosa giusta non è la cosa giusta da fare.
Cosa sarebbe stato, cosa. Un non appena che, un quando nel futuro. 
Perdersi, prendersi per mano, sbagliarsi, lasciarsi porte aperte alle spalle. 
Leggersi, scivolarsi via.

Ogni volta, me lo chiedo e faccio finta di non ascoltare la mia risposta. La differenza tra un compromesso ed una rinuncia sileziosa è uguale a quella tra un battito di ciglia ed uno di cuore.
Ogni volta che ti ho spostato dal mio centro alla mia periferia, ti ho insegnato come trovare la strada del ritorno. Attorciglio capelli intorno alle dita, le dita intorno alle parole e le parole intorno a te. Il tempo dilata anche le più piccole distanze. E sì, ci vuole il tempo necessario, non tanto per fare una scelta la giusta, ma per continuare con le proprie scelte senza voltarsi. 

Ci troveremo sempre nelle pause, tra una canzone e l'altra, tra qualcosa che finisce e l'attesa di nuove note.

E sta tranquillo.
I miei pensieri su di te stanno tutti bene,
nonostante i miei sforzi.

On Air: Joseph Arthur - I Used To Know How To Walk On Water

domenica 20 ottobre 2013

Prendimi cura di te.

La musica a volte fa dimenticare, altre volte è un marchio a fuoco che brucia ad ogni replay. 

Mark Lanegan non è più come prima, dicevi. 
Né meglio nè peggio, soltanto diverso. 

Attaccare una rosa al muro non fa un Magritte, dicevo. Provare a guardare oltre lo sfondo neanche, ma almeno conosci le regole del gioco.

È un gioco in cui vincere non importa a nessuno, 
dicevi. 
Allora è soltanto un gioco per te. 
Pensavo, ma non dicevo.

Non servono i chilometri, le persone si perdono anche in spazi piccoli come quelli tra una parola e l'altra. Sforzarsi di dimenticare è il modo più facile per rimanere attaccati ai ricordi. Dovevi rimanere un'impressione, come le prime note di Ballad of the broken seas, ma poi arriva quel momento in cui o cambi tu o cambia lo stato delle cose e quindi o fai un passo avanti e diventi un sentimento o non ti ritrovi più.

Per vedere quanto pesano i silenzi basta metterli in tasca e aspettare l'alta marea dei pensieri. 
Spiegarsi non serve a niente se dall'altra parte non c'è qualcuno che vuole sapere. Le vele di pagine bianche hanno aspettato parole come vento e aspettano ancora, aspetteranno sempre, ma se anche arrivasse sarebbe in una direzione che oramai non ha più senso. 

È facile nascondersi dietro la punteggiatura, nelle pause, tra i respiri, legarsi coi punti interrogativi come se davvero si avesse voglia di scappare. È facile nascondersi dietro quello che non sarà mai, sparire come fumo tra le dita e sperare che ne rimanga l'odore a ricordarci di essere stati lì. È facile camminare su una strada come tante, con passi lenti per non disturbare o di corsa per fregare il tempo senza lasciare imponte per il ritorno o per essere trovati. 

Difficile è raccogliere le parole, come conchiglie sulla riva, quando vengono coperte dal rumore dei Tanto non t'importa. Difficile è accorgersi dei pensieri che partono già stanchi ma che sono per te e se non arrivano andarli a prendere. 
Difficile è, tra un mare di sorrisi che si avvicinano, 
trovare quello che si incastra perfettamente col tuo.

On Air: Isobel Campbell & Mark Lanegan - Ballad Of The Broken Seas

mercoledì 25 settembre 2013

Lasciami carta bianca, non due righe del tuo racconto.

Non bastano gli occhi per vedere i mille colori di una foto in bianco e nero, come non bastano certi «Dove sei?» per ricevere un «Anch'io» di risposta.

Siamo strade distinte che finiscono in incroci, viaggi dentro altri viaggi. Possiamo continuare ad andare avanti senza arrivare mai a capire in quale direzione. 
Possiamo farlo se vuoi. 
O lo stiamo già facendo. 
E se lo stiamo già facendo ricordati di partire ogni volta senza il peso della valigia, la riempiremo poi, ma solo dei ricordi necessari per portare con te ciò che sa essere te molto di più di quanto tu stesso riesca a fare. La nostalgia ha la forma di uno specchietto retrovisore in cui si riescono a vedere occhi mai più rivisti, quelli che possono farti sentire nuda, anche con tutti i vestiti addosso. Nuda, senza la pelle di qualcuno che ti respira accanto.

L'attimo prima di smettere. È lì che comincia la nostra parte, quando il desiderio fa la sua comparsa e si deve decidere se uscire di scena o improvvisare. C'è una certa simmetria nel caos, il disordine necessario per essere libero in qualsiasi posto ed il bisogno di non lasciare andare via. 

Per noi non c'è tempo. Anche se siamo quando smettiamo di inseguirci e ci prendiamo per mano, anche se siamo quando non esiste momento migliore di questo.
Per noi non c'è tempo. E fino a che non dimostreremo il contrario crederemo sia così.
Finché non dimostreremo il contrario, saremo sempre.
Mi hai trovata che volevo fuggire da tutto e non mi hai fermata. 
Ecco perché, poi, sono rimasta.

On Air: Jens Lekman - If you ever Need A Stranger

domenica 18 agosto 2013

È ieri quasi da sempre.

Ci diremo per consolazione che aspettare serve a qualcosa, tipo a capire. A capire che abbiamo solo tantissimo tempo da recuperare. Si può andare via in molti modi, ma il peggiore di tutti è restare nascondendosi dietro ad un sorriso. Useremo gli occhi come luci di emergenza per ogni tuo black out interiore e sarà d'estate, quando i colori sono così belli che è un peccato non tuffarci dentro anche se fosse solo per le passeggiate col blu da un lato e le certezze dall'altro, come quella casa con le persiane scolorite.

Non per il tempo, ma per scelta.

Prenderemo i tuoi dubbi e li lanceremo uno per uno in mare per vedere quanti salti fanno prima di arrivare a me. Insegneremo alla nostalgia a leggere le scie degli aerei che mi portano da te. Dimenticheremo da dove siamo partiti, perché forse potrebbe aiutarci a ricordare dov'è che volevamo andare. Ci aspetteremo, come un treno alla stazione, come parole dette di fretta perché si doveva andare e poi ritrovate in tasca. E ci cancelleremo dalle pagine scritte male per riscriverci dove le parole si toccano. 

Trovami semplice.

Ci siamo cuciti troppo stretti alla pelle, ché rimanere o andare via fa male uguale. Forse i ricordi giusti dobbiamo ancora inventarli, come in uno di quei miei racconti in cui chi si perde non torna più.

L'invisibilità è un' arma di difesa. Appena avrai imparato abbastanza bene a suonare il piano, qualcuno ti infilerà i guantoni da pugile. Sì, è questa la vita.

lunedì 15 luglio 2013

Tu non preoccuparti, ho detto.

Le cornici danno sicurezza con il loro voler dare un ordine a tutto, E con l'ordine si rischia di perdere il senso del quadro. Forse, un po' anche me. Il senso di tutta questa malinconia, non lo capivi mi dicevi, perché non porta da nessuna parte. Ha occhi bellissimi con i quali ti puoi godere il paesaggio, dicevo io. I nostri compassi sulle intenzioni per trovarne i confini erano le nostre voglie di definire i margini di un sentimento al di là delle simmetrie. 
Non preoccuparti. 
Tu non preoccuparti, ho detto. Il tempo è la nebbia dei sentimenti, trasforma il rosso in rosa, il blu in azzurro, ma solo se gli lasci abbastanza spazio.

Nelle mie ere glaciali interiori sei sempre l'unico che riesce a sopravvivere. Nelle mie occasioni perdute, come curiosità  troppo fragili da toccare, ti ho salvato sempre. Nelle mie abitudini ti ho lasciato i posti più confortevoli, infilando parole una dietro l'altra tra le pieghe dei silenzi e passandoci le dita lungo le cuciture. 
Per strapparti un sorriso. 
A volte le parole, come le persone, sanno essere così uguali a sé stesse che dopo che le hai lette non te le ricordi più. 
Piovono promesse, petali compresi. 
Le orchidee sono fatte per essere regalate e per dire a qualcuno «Tanto lo so che quando ci rivedremo, avrai sbagliato qualcosa e sarà  morta». E se hai un'orchidea con i fiori caduti o un cuore in frantumi, chilometri di nastro adesivo non ti serviranno. 
Ci dovevi pensare prima. 

Altre volte e altre parole, invece, sono così perfette che vanno lasciate in pace. 
Sono tue, sono vere, semplicemente sono. E questo ti basta. 
Sottolineami, sottolineaci. 
Con colori diversi per fingere di esserci conosciuti davvero, studiati e imparati a memoria. 
Per non ripeterci più. 

E poi, senza parole. Senza fili, i fili senza discorsi, i discorsi senza giorni e i giorni senza te. 
Quelle che non mi hai detto mi hanno svegliato in piena notte, ma fa niente. 
Ora le invento io, magari dovevi dirmi qualcosa di importante.

Chiudi gli occhi e fammici dormire dentro.  

Non permettermi mai di svegliarmi con le ginocchia sbucciate per aver inseguito i sogni di qualcun altro. Non farmi abituare al cielo tra i palazzi, perché chi si abitua vede soltanto e non guarda più. Non lasciare che i ricordi facciano l'amore con la speranza, ma inventami le notti dietro finestre spente per coprimi i pensieri da quello che c'è fuori, di quando non lo so se sono pensieri felici. 

Non preoccuparti, forse è solo nostalgia per non averti incontrato prima.

On Air: John Grant - Where Dreams Go To Die

giovedì 13 giugno 2013

Amore, teflon e amianto.

Non chiedere promesse con gli occhi se non puoi mantenere lo sguardo fisso sui miei, le parole quando sono troppe o troppo poche vanno trasformate in silenzi giusti. E a volte, le parole rimangono tra una bugia e un respiro, stringono alla gola e sul volto scivolano lungo strade che portano altrove. Quel secondo di silenzio tra due canzoni in modalità  random, quell'attimo in cui potresti essere qualsiasi cosa. Ecco, quello voglio essere. 
Quanta distanza credi ci sia tra la rabbia e l'amore se poi basta uno dei due per far sparire l'altro? Forse è perché nella rabbia si trovato sempre le risposte migliori. Magari non quelle vere, ma sicuramente le migliori. Se ora fossimo sul fondo del mare i nostri discorsi sarebbero bolle d'aria che salgono in superficie per tornare da dove sono venute e i miei dubbi, come le mie certezze, avrebbero lo stesso colore, quello dei motivi curvilinei luminosi sul fondo di una piscina. Eravamo quelli che sorridono nelle foto, poi quelli che nelle foto guardano da un'altra parte, ora siamo quelli che siamo. E ci basta. Quel gusto amaro del compromesso, quel guardare da lontano chi adesso è solo qualcuno che conoscevi. I compromessi li abbiamo abbandonati senza neanche accorgercene, amore. Tra quello che voglio e quello che ho già, esattamente lì in mezzo, ci sono le cose che fanno ancora sorridere. E poi tu. 

Se non puoi essere nient'altro, non rimane che farti diventare ossessione.
Tu sei ogni Tu che scrivo.

C'è uno spazio per ciò che non si vede, non si tocca, non va in frantumi. Ti tengo lì, per fermarmi quando ho voglia di rovinare tutto. E tutte quelle volte che credevi d'esserti perso., in realtà ero io che ridisegnavo ogni volta i miei labirinti per non farti trovare l'uscita. 
Per non farti trovare. Per non farti andare via.

Ogni storia tra due persone dovrebbe iniziare con Tutto quello che hai scritto finora non m'importa, scriviamo adesso. 

Spengo i nostri errori nel posacenere che ci divide e sorrido. 
Di quei sorrisi veri e a dirotto. 

Finalmente, è troppo tardi. 

mercoledì 29 maggio 2013

Anche quando credi che non siamo più.

Noi che ci perdiamo nel mare di gente solo per vedere chi è che poi ci viene a cercare, che scriviamo per chi non ci legge e riconosciamo le città dai frammenti di cielo tra i palazzi. Noi con i dialoghi surreali in una mano e un sorriso nell'altra, il sapore di zucchero filato sulle labbra e il cuore sempre un po' più in bianco e nero del tuo. 

Noi che non crediamo nel futuro, 
però tu non mi scordare. 

Noi che negli incroci di voci non passiamo mai per primi, che demoliamo muri col pensiero senza riuscire mai ad evadere e facciamo domande con gli sguardi rapiti sempre in una direzione che non è la tua. Noi che facciamo parlare le canzoni e che stonino pure, tanto il coraggio di scambiarci gli accordi prima o poi lo troveremo. Noi come libri letti per trovarci scritti tra abbracci non dati, forse più che trovare un modo per tornare bastava restare.

Noi, siamo noi. 
Anche quando credi che non siamo più. 

venerdì 24 maggio 2013

Si riesce a fermare il mare solo nelle fotografie.


Il tempo passato ad aspettare tempi migliori non conosce ritardi. Quante cose che se le avessi fatte, giuste o sbagliate che siano, non avresti trovato il coraggio di rimproverarti. 
Ha spiegato tutto il silenzio, ma subito dopo l'ho ripiegato seguendo con cura le cuciture del Tanto non importa e chiuso nel cassetto dei Niente. Una trapunta di parole copre i pensieri soltanto per poco e dopo lascia l'inverno dentro. 

- Ciao, come stai?
- Bene, non sono più io.

A volte la perfezione è troppo vicina al suo contrario per poterla distinguere. Ci si sente forti tra le pagine, anche se si sa che la carta con la pioggia si gonfia e poi si scioglie fino a scomparire. A volte con te sembra quasi di riuscire a non perdere la strada del ritorno, ti dicevo. Sarà la geografia dei nostri cieli nuvolosi, mi dicevi.

- Dove sei? 
- Qui, ma lontano.

Con gli occhi riempiti di vento del nord, chiusi e poi spediti a sud est mentre il cuore guardava dall'altra parte. Si parlava. Si parlava talmente ad alta voce che nessuno diceva niente. Non chiedere se non vuoi sapere, non andare se non hai voglia di partire, non amare se non sei disposto a restare. Il destino si muove convinto su sottili millimetri di tempo, in circolo, uno dopo l'altro e tu sei il centro.

Il mare lo si riesce a fermare solo nelle fotografie, ti dicevo. E ancora non lo sapevi che quel mare ero io. Per avere il vento a favore dovrai uscire dalla fotografia, mi dicevi. Poi ho tolto gli ormeggi. 

Forse un giorno ci rivedremo, abbiamo detto. O solo pensato. 
Magari soltanto sorriso.

sabato 20 aprile 2013

Tempi dispari.

Il cielo e il mare hanno lo stesso colore delle promesse non mantenute. 

Io te l'avevo detto, Chopin va capito ad occhi chiusi. 
Tu me l'avevi detto, la notte va capita dagli occhi di chi ti sta accanto. 

Alle domande fatte con gli occhi si risponde con le carezze, ti ripetevo. In silenzio. Da perdere c'è rimasto solo lo spazio tra le mie mani e le tue, forse se lo ignoro pian piano scomparirà. Nuoto in un mare che non si accorge di me. Ho costruito la mia fortezza di certezze troppo vicino alla riva e sono stata talmente brava da progettarla in modo da non poterci entrare. Ho messo in fila tutte le nostre frasi su quelle cinque righe, come le tessere del domino. Manca solo l'ultima nota, quella che farà cadere tutto. E con la lontananza necessaria, capiremo la bellezza del disegno, capiremo di averne appena creato uno nuovo, del colore che più ci somiglia.

Ma tu, intanto, prestami le mani che ci gioco un po'.



C'è chi confonde la felicità con la banalità, chi scambia un'abitudine per una certezza. Chi ha vinto la paura convincendo gli altri che non ne ha, chi grida a bassa voce e chi pretende di parlare quando non ha niente da dire. Chi non sa come dire la verità  senza ferire, chi prova a riposarsi nei silenzi. E c'è chi accarezza tasti bianchi e neri, con le stesse parole, per rimanere legati alle mani che le hanno scritte. 

Volevo solo salvarti dalle mie canzoni tristi. 

Il tempo giusto per ricominciare arriva puntuale solo se è davvero quello che vuoi tu.
Nella vita. Come negli spartiti. Ci troveremo, sempre. Ogni volta. 
Con le mani sugli stessi tasti, ma lontani anni luce da qui.

La mia rabbia è per tre quarti cose non dette, perché non capiresti.

On Air: Youth - Daughter

giovedì 28 marzo 2013

Torno subito, tu non mi aspettare.

Ti avevo chiesto di raccontarmi di te, non di dire la verità. I tuoi occhi, quelli in cui mi vedo meglio, una finestra sull'estate mentre dentro è inverno. 
Il sapore dei baci non dati, come l'ombra colorata dietro ogni cosa non fatta. I lividi del giorno dopo che non ricordi dove e come te li sei fatti, ricordi solo che eri felice. Le note stonate, gli accordi sfuggevoli. Per non farsi scivolare via, per fermarsi un attimo prima che sia impossibile allontanarsi senza farsi male. 


Da perdere c'è rimasto solo lo spazio tra le mie mani e le tue, forse se lo ignoro pian piano scomparirà. Ignorami. Dimenticami. Dimenticami da qualche parte in cui esistiamo solamente io e te. Fingere di non aspettare più è il miglior anestetico per le anime in attesa. Mille parole fatte di niente, ma di un niente bellissimo. 

Lasciami stare con te, lasciami stare, lasciami. 
Smetti di cercarmi, riconoscimi.

giovedì 21 febbraio 2013

Buio e Luce.

Non esiste una ferita uguale ad un'altra, ognuna cicatrizza a modo suo. Quelle invisibili, poi, vanno curate con la dolcezza di chi sa restare. A volte, quando qualcuno se ne va non è perché non hai fatto abbastanza. A volte, le persone se ne vanno e basta. Tu non dovresti essere lì e contemporaneamente anche qui. Lì è un posto sbagliato senza di me. 

Ricordarsi l'amore, dimenticarsi d'amare. 

L'ironia dei verbi riflessivi messi uno di fronte all'altro, per farci sparire. Hai un sorriso bellissimo, si vede che sai mentire bene. Riusciresti a spogliare il senso delle cose, se solo lasciassi che sia il senso a vestire te. Vestimi di buio. La notte mette al posto giusto le cose, i pensieri e se sei fortunato anche le metà dei letti. Di vero sono rimaste solo le bugie che uno si racconta per essere felice. Non siamo riusciti a mantenere la promessa di non tornare più e neanche quella di restare per sempre. Fammi sparire di luce. Al risveglio torniamo a chiamare con nomi nuovi quello che sappiamo già, solo per la sorpresa di ritrovarci cambiati. Per sentirci forti con dei segreti da raccontare. Per fingere che ci sia ancora spazio per altri sogni da infrangere. Per le mani fatte di tensioni, sequenze di toni, musica, ricordi e ricordi di altri corpi. 

Ci siamo fermati in superficie per scivolarci addosso, con la speranza che la strada per la bellezza del profondo si costruisca da sola. Come fogli di carta sotto la piogga che ne assorbono le sensazioni fino a sciogliersi. Come un sole che, condannato a non toccare mai il buio, splende per crearlo dietro ogni cosa.

Le ombre sono un'atto d'amore.

On Air: Trespassers William - Never you

sabato 26 gennaio 2013

Ora che non c'è più nessuno.

L'attimo che credi non essere come tutti gli altri è lo stesso in cui ti accorgi che il tuo mestiere è proprio quello di distruggere attimi. E ogni volta è sempre la solita ultima volta. E tutto si ripete. Mentre ti ho visto passare, il tempo andava nell'altra direzione. E magari stavi anche passando a prendermi, ma io ti aspettavo in un passato che non era il tuo. Forse neanche il mio. Sono dubbi da cancellare i miei, lo so. Ma si abbinano così bene al colore dei tuoi occhi che è un peccato farne a meno. Noi che viviamo al confine, tra quello che vogliamo davvero e quello che dobbiamo volere per forza. Prima di te non mi mancava niente di quello che adesso non ho. Dovevi rimanere superficiale, come quei maledettissimi riflessi sul vetro e non fare di te la mia finestra d'estate mente qui dentro di me è inverno. E tu lo sapevi che lasciare decidere a me era l'unico modo per poterci dividere. Fai sempre lo stesso errore, i rimproveri tieniteli per chi vuole essere perdonato. 

Ricostruire. Ricostruire la notte passata. Ricostruire i ricordi. Ricostruire i pensieri. Ricostruirsi. 

Quella cieca consapevolezza di essere un riflesso e non un colore sulla superficie della tua vita. Granelli di sabbia incastrati tra le pieghe dei sedili dell'auto, pensieri di sale sulla pelle, labbra affamate di altre labbra, tu. E se intorno sarà  il vuoto ci passeremo attraverso fino ad essere dentro niente, ma sarà  il nostro niente. 


Nessuno è come vorresti che sia, ma a volte quel nessuno sa essere l'unico che vorresti.

Sono le parole che amiamo quelle che ci hanno ucciso un sacco di volte. 
E tu non te ne sei mai accorto.

domenica 20 gennaio 2013

Come mai prima.

Vorrei prendere in prestito i tuoi occhi neri, per cancellare tutti i miei dubbi e poi scriverci sopra il tuo nome. E invece rimango a guardarmi e guardarti. Con gli occhi troppo azzurri per evitare che piovano, troppo distratti per evitare le mie risposte sfocate, troppo altrove per evitare di incontrare i tuoi silenzi distanti.
Accarezzami i pensieri fino a farli diventare coincidenze. Vestimi di note, di parole tra i tasti bianchi e neri e di mani, ma che siano le tue. Ormai è tutto troppo sbagliato per tornare come eri prima.  
 Ma forse sei tu. Sì, che sei tu. E se davvero sei tu perché adesso? Allora non sono i Comeprima, sono i Comemai quello che abbiamo sbagliato. Come mai solo adesso. Il mio non riuscire a starti accanto e il tuo non saper prendere una direzione che sia verso di me. E tu non sai quanto sono brava a fingere che non ci sia nessuno quando il pensiero di te bussa alla mia porta. No, che non lo sai.

Gli occhi più tristi sono quelli che hanno paura di essere felici.

Sei frasi scritte quando credi che non ci sia nessuno a leggerle, il troppo tardi, il mai, il sempre. Le occasioni perdute che si ritrovano, anche solo per ricordarti che ora sono di qualcun altro. Le parole di piccole gocce di mare sulla pelle, quando ogni goccia diventa qualcosa che detta a voce sarebbe volata via. I pensieri blu tra i capelli neri e la spiaggia deserta, come se fosse solo nostra, come se fosse l'ultima. La felicità nascosta dietro il silenzio subito dopo una sorpresa. Tutti quei viaggi fatti per scoprire che il posto migliore rimane sempre quello tra le tue braccia. Quel maledetto vizio di dare un senso alle cose che ci ha unito e che è uguale a quello che ogni volta ci divide.
Sei quando tutto quello che avevi immaginato non si limita semplicemente ad esistere ma esagera, fino a scomparire. Ché scomparire, a volte, è quello che semplicemente mi riesce meglio.

On Air: Angus And Julia Stone - Draw Your Swords