lunedì 10 dicembre 2012

Sullo sfondo.

Appendiamo al muro i disegni di fumo fatti con lo stare a guardare i ricordi, ché tanto io lo sapevo che saresti venuto a cercarti nelle mie parole, quello che non sapevi tu è che io amo nascondermi bene. Quando qualcuno esce dalla tua vita non si porta mai dietro la sua storia, ma lascia a chi rimane il compito di risistemare tutto, come quando si cercano dei Niente sempre più grandi per coprire il rumore delle domande.


E comunque, Niente. 
Io e la tua assenza abbiamo passato insieme troppo tempo. 

Che si avverino o meno, quello che muove i desideri è sempre la gravità emozionale, ma chi preferisce le bugie e cambia strada ogni volta per non affrontare la verità non merita altre bugie. E non merita neanche te. Venirsi incontro è per chi sa dove andare, noi siam partiti già perduti. L'incoerenza è il profumo della felicità. Eri tu quello con qualcosa ancora da salvare. E io, come al solito, ero quella che si salva da sola. Dimentico il futuro con troppa facilità. Le cicatrici dei rimpianti come esempio di eterna compagnia. E se ti incontrassi ora non so se riuscirei a perdonarti il fatto di non esserci mai stato. Io che ero vento che viene da nord e tu musica suonata dal mare.

Forse è così che deve essere e basta, ché l'amore ha sempre paura di essere chiamato col suo nome vero. Siamo tutti lo sconosciuto preferito di qualcun altro. E i compromessi per non compromettere le vite altrui. E la solitudine, come qualcosa che odi ma sai che di lei ti puoi fidare.
Come il silenzio in filodiffusione. 

Le cose cambiano, quelle fatte di sentimenti poi lo fanno che te ne accorgi solo quando è troppo tardi. E io credo ai sorrisi silenziosi, come quelli che si formano tra i miei occhi e le tue parole. E chissà perché riusciamo sempre ad inventare tutto quello che si deve inventare per non fare quello che vogliamo.
Come quelle verità che rimangono nascoste per paura di sembrare delle bugie. 

Le persone non si dimenticano, semplicemente si confondono con quello che già c'è sullo sfondo. 

On Air: Scott Matthew - Abandoned  

lunedì 12 novembre 2012

Sai mantenere una promessa in segreto?

Gli occhi scuri sono più rassicuranti, tu ci costruiresti una casa su un mare senza rive? Non è poi così grave dimenticarsi per un attimo il tempo perso a pensare a quello che ti stai perdendo. Certe persone non si perdono mai, semplicemente sanno nascondersi benissimo. Non tornerò, almeno non prima d'aver trovato un motivo per andarmene. Tutto è stato scritto, molto è stato detto, il resto rimane in fondo agli occhi. 

Della notte mi piace l'inconsapevolezza con cui cerchi quello che non hai avuto durante il giorno. E alla fine resta solo quello che hai perso per aver deciso di non andare oltre alle tue acque sicure. Ho tolto gli ormeggi, ora serve solo una direzione da dare al vento. E conoscevamo la fine dei nostri discorsi a memoria, per questo non li abbiamo mai iniziati. E io che resto a guardarti mentre mi dipingi con parole nuove. A volte la cosa più giusta da fare è rimanere, anche solo per un altro errore. Perché il brutto dei ritorni è che devi ricominciare a sbagliare, ma nessuno ti dice a partire da quando. 

Quei tuoi silenzi che si abbinano benissimo ai miei vestiti di parole. E le parole giuste da dire arrivano di notte, quando chi deve ascoltare ha i sogni già occupati. La felicità porta false aspettative e le false aspettative portano delusioni. E il rumore del mare, come quello di un battito di cuore che consuma anche l'anima più rocciosa. Ricordati che se fosse capitato ad un altro e non a te, ti saresti comportato nel modo di tutti. E poi la nostra rabbia è pur sempre una forma d'amore, un amore quando non ne fai parte. Come quando il mondo sembra una lunga promessa mentre il cielo cerca di domare le luci accese di un tramonto. Fai un po' come ti pare. Ad ogni modo ti ho lasciato un foglio sulla scrivania con le parole giuste per chiedermi scusa. Eravamo domande nascoste tra i sorrisi e risposte trovate in ogni sguardo. E ci bastava. Ora è un esistere a tratti e non abbiamo nessuna matita per unirli. 

È bellissimo quando non ci sei. Sì, bellissimo. Ora basta solo scoprire per chi. Quando esci dalla vita di qualcuno fallo dimenticando la strada del ritorno, se riesci a trovarla lo stesso è perché non sei mai partito. E forse è vero che ama di più chi lo fa col silenzio. No, è una bugia. Però almeno al silenzio puoi dare le parole che vuoi tu.  
Anche quando tutte le tue parole messe insieme non fanno comunque un abbraccio. 

E non fare promesse ché poi scivolano via dalle dita. 

martedì 23 ottobre 2012

Medusa.

Se ogni tanto non ti sposti dagli occhi, gli altri continueranno a vedere solo il riflesso di te.

La confusione dovrebbe essere considerata un sentimento. Del tipo: «Mi spiace, ti ho confuso con qualcun altro» .. «Sì, amore. Ti amo anch'io.» Tutto suona e torna perfettamente. E tu quando torni?
Il segreto è non ripetersi, bugie escluse. E invece ripeti quei ricordi appiccicati alle canzoni che non riesci più ad ascoltare. Restano lì, appiccicati come profumo sulla pelle. E chissà per quale strano motivo nella vita le cose belle che trovi sono le stesse che non hai mai cercato. 

Quando si nuota in un banco di meduse, l'unico modo per non ferirsi è diventare una medusa. E a volte aspetti solo qualcuno che ti dica che stai sbagliando, ma come si fa ad abbracciare una medusa? E allora ti senti una barchetta di carta in una piscina personale e nessuno si accorge che su quel foglio ci son scritti i segreti di chi sogna il mare. E poi si sa, una barchetta di carta se ne frega del vento e delle correnti. Ha il suo soffio di vita e questo le basta. 

Ecco, guarda. I miei castelli di sabbia si incastravano perfettamente ai tuoi, quelli che avevi costruito in aria e poi rovesciato. Tu che sei il cloro per i ricordi e i ricordi che sono tempo comprato a rate e con interessi da usura. Non sei Tu la prima persona di tutte. E nemmeno Io. Singolare, al massimo. Ché un Noi non c'è mai stato. Non è che una bugia solo perché è necessaria diventa automaticamente una verità. Sono le parole non dette il presupposto per l'incomunicabilità, non i silenzi di chi non ha bisogno di parole per capirsi.  E ci ritroviamo in mezzo, come un punto che non sai se è di fine periodo o di partenza. E alla fine conta solo tutto quello che in quell'attimo non hai fatto e che avrebbe potuto cambiate le cose. A volte l'attesa sembra avere il tuo nome. La gente felice ama farsi ammirare felice, la gente triste pure. E io di mestiere faccio quella che guarda gli altri essere felici. 

Il mio orologio si è fermato alle Come prima mai più. Quando i pensieri si arrendono alle pretese del buio di avere delle buone ragioni per abbracciarti, di solito ce le ha e tu le chiami sogni.  È il tuo riuscire a trovare sempre le parole che mi fan passare la rabbia a spaventarmi. La delusione è l'unità di misura delle promesse. Un'esplosione di buone intenzioni ma ne raccogliamo solo i resti.

- Ma come devo fare con te? 
- Fai che resti e mi tieni nonostante me. 

Arriverà il silenzio e non avrà bisogno di noi. E finalmente saremo liberi di tornare a casa, insieme. 
Promettimi che non accadrà più di non farci accadere. 

lunedì 15 ottobre 2012

Sogni di fenice.

I ricordi ormai si mischiano ai pacchetti di sigarette lasciati vuoti sul tavolo e alla voglia di andare incontro al giorno che nasce, per non morire mai più. Tu sei la mia isola in un mare di gente, ma le parole più belle sono sempre quelle che hai più paura di dire. E la mia non è paura di essere felice, è paura di non esserlo più, paura di mancanza e forse proprio come ogni mancanza va curata con carezze fatte di sguardi e accordi. 

A volte sbagliare è la cosa giusta da fare, ma è bello essere la causa e la cura del nostro non riuscire a dormire, come quando il nostro diventa un gioco di vento e di corde tese nelle mani. A volte l'ultima persona a cui daresti delle spiegazioni è tale perché ti capisce meglio di chiunque altro e alla fine la distanza si misurerà non con le parole che diremo, ma con quelle che non occorrerà dire. E tanto poi le mancanze si addomesticano, fino a diventare di compagnia. Dopo tanti giri di parole e altre strane deviazioni, tu rimani la parola che preferisco. E ora la linea di confine tra speranza e felicità è tratteggiata, come quella di certe strade a doppia corsia quando non sai dove stai andando o ti ostini a reprimere un desiderio, lo lasci bussare alla porta fingendo un'assenza ma poi dimentichi la luce accesa. E chiameremo tutto quello che c'è tra me e te col nome giusto. Ma non adesso.  A volte le certezze confondono più di qualsiasi dubbio, ma io nelle tue parole ci stavo bene. Dei tuoi momenti, invece, proprio non so che farmene se non sai dire l'addio giusto alla persona sbagliata.

E rinasceremo ad occhi chiusi, come i sogni di fenice. La gente aspetta l'inverno per rimpiangere l'estate, come io aspetto te. Ho tutti i Me e Te incarniti e l'anima troppo spessa per farli uscire fuori. E lo so che il segreto è evitare che la felicità abbia un nome e cognome, ma la strada del ritorno non sembra più la stessa, forse è solo continuare ad andare, forse sono solo sforzi inutili per cercare di cambiare qualcosa che sembra sbagliato, forse è solo paura di essere quei due

Avevo le mani davanti agli occhi per poterti vedere bene ed erano le tue. Come quel patto tra te e la tua chitarra, anche se sono i soliti accordi, anche se sono accordi minori, ormai sono tuoi e questo ti basta. E saranno di nuovo eventi che portano lontano in direzioni diverse, tempi che si stringono senza unirci, vuoti che si propagano insieme ai ritorni. E alla fine rimarranno solo le parole da dire. 

Dietro le quinte dei pensieri si organizza la finzione, quindi ora chiudi gli occhi e via il sipario. 

giovedì 11 ottobre 2012

Dietro un Addio.

La pioggia che come un litigio chiarificatore sembra voler dare un posto alle cose e non lo so se mi piace poi così tanto quello che rimane togliendo la tua capacità di immedesimazione. O forse voglio solo tornare a casa, quella che ha le albe e i tramonti sul mare e non sulle case. La nostalgia è una canzone mai ascoltata ma che conosci già. E l'ironia delle passeggiate in centro, uno studio veterinario accanto ad una macelleria, una banca accanto ad una farmacia. E io accanto a te. E fare il bagno insieme nel mare delle intenzioni per iniziare la nostra battaglia navale. Perché è questo che siamo, delle barche. E io che cerco di affondare i ricordi sbagliati. Come si fa con i tesori scrivo gli indizi per trovarmi su piccoli pezzi di carta sperando che il vento faccia il resto per essere finalmente le nostre rispettive finestre sul mare.

Bisognerebbe mettere la parola Fine in coda alle cattive abitudini come quella di aspettare chi non vuol tornare per capire quando smettere. Come quando dici solo un pezzo di verità e il resto lo tieni per te, altrimenti assomiglia ad una bugia. I «magari le cose sarebbero andate diversamente» che bussano alla porta. A volte commettere errori è solo un modo più complicato per fare la cosa giusta. Quando corri in un cerchio, il passato che ti lasci alle spalle è sempre davanti a te. Irraggiungibile. Sì, irraggiungibile. Come un telefono mentre aspetta parole che mai sentirà.

Ci sono sorrisi che si fanno senza muovere le labbra, al pensiero che forse ci credi ancora. La felicità è a metà strada tra le aspettative e la delusione. Quando qualcuno ti prende per mano per non perderti nella folla. Ecco, quello è un gesto che mi manca. A vivere tra le righe si finisce per chiudersi a chiave di violino. L'aria che non si muove e i nostri viaggi intercontinentali dentro casa. I «Poteva essere ma non è» sono i reflussi gastroesofagei del passato. Le bugie che ti racconti sono il maalox della vita. il mal di te. Un viaggio è sfumature dietro i finestrini e musica davanti agli occhi.

Non facendo un passo indietro abbiamo perso l'occasione di cadere. Di quelle cadute che poi ti rialzi e scoppi a ridere a dirotto. Sì, cadete. Cadete dalle cose che non graffiano, che non si stancano, che non si dicono, che non si raggiungono, che non cominciano. E tu riuscivi a cancellare con gli sguardi quelle stupide esibizioni che ci giravano intorno. Quando le incertezze degli altri sono rassicuranti. Ogni inizio è un Affinché, perché non ha nulla a che fare col passato e se non fosse per i Propositi neanche col presente. Siamo tutti l'Affinché di qualcun altro. Le parole, a volte, sono Sempre.

Chi è come le onde del mare corre il rischio di fraintendersi, tanto con gli altri quanto con se stesso. Il segreto è imparare a giocare col destino ed avere il coraggio di barare. A volte non c'è una risposta giusta o sbaglitata, è proprio la domanda che è inutile. Strade dentro altre strade, vite dentro altre vite, come quella di uno stelo d'erba in una crepa nell'asfalto. L'amore che occupa le panchine. Come quando hai tempo per tutto, ma non vuoi il tempo di nessuno. Cercare di fermare con le mani il mare che trema o cercare di fermare il mare con le mani che tremano. Il mare di notte si è fermato. Quelle invenzioni umane direzionali, come le strade, i binari, gli orologi, me e te. Come se le tue parole potessero bastare quasi sempre e io fossi quel quasi. Ma io non credo nelle parole che volano via, credo in quelle che non hai saputo trattenere e lo vedi pure tu, basta poco per comprendersi e non perdersi più. Per paura o per pigrizia di essere felici abbiamo preferito cambiare solo quello che c'è tra di noi invece di tutto il resto. 

Si amavano quei due, ma erano come quelle cose che vanno viste da lontano per poterle capire bene.  E ci siamo trovati, di nuovo, per ricordarci quanto stavamo bene. Poi presi dai ricordi ci siamo dimenticati di rimanere. E non arriveremo alla fine della storia per scoprire il colpevole perché questa volta il colpevole è chi l'ha scritta. E scrissero il loro libro, quei due, con una tinta d'inchiostro sempre più pallida, fino alla parola Scomparire. 

On Air: Epigram - I'm Sorry, I'm Lost

lunedì 8 ottobre 2012

Come sabbia.

Non ho ancora capito se siamo una promessa o una scommessa. Tu riesci a vederlo da lì? Ché io su queste strade di parole che non so dove possono portare, ho dato le nostre chiavi di violino al silenzio lasciandomi guidare. 

Di notte, i nostri mari così diversi sembrano quasi avere lo stesso colore e noi come una spiaggia dopo la tempesta accogliamo tutto quello che il mare in preda alla rabbia non ha voluto. Sì, la rabbia che è fantasia costretta a stare in uno spazio ridotto e io non ho nulla contro la tua fantasia, ma vorrei solo capire in che direzione la stai usando, se è per perdermi o per trovarmi. Come sanno fare quelle tempeste che arrivano all'improvviso e si portano via da sole sbattendo la porta, lasciando poi planare i pensieri come i gabbiani sul mare quando vogliono farsi accarezzare dal vento. 

Non ricordo in quale geometria più passa il tempo e più l'intersecare di due esistenze diventa complicato. Forse sono stata io a spiegarlo e a ripeterlo così tante volte che ora non ci credo più e tu non l'hai mai capito che è il tempo che ci allontana, non le distanze, è non voler stare al proprio posto ma rimanerci perché non si sa fare altro, è questo quello che rende un posto il posto sbagliato. Se c'è una cosa che può durare per sempre, la stessa cosa può anche non accadere mai.

L'ironia degli specchi, ti fanno vedere tutto quello che sei ma non conservano ricordi. Di uno specchio non te ne fai niente se non sai decidere da che parte stare. Tutto quello che è blu prima o poi cade come pioggia. E così specchio dopo specchio, siamo passati direttamente all'ultima pagina per scoprire il colpevole ma non ci siamo accorti che il nostro libro era ancora da scrivere, perché poi ci si stanca di essere solo la carta per i pensieri tristi e mai i sorrisi di quando non trovi il tempo per scrivere. 

Ci ritroveremo ancora, non so dove, non so come, ma so che sarà appena smetteremo di cercare un motivo. Quante volte devo fare finta di averti dimenticato per farmi ricordare da te? Quando i ricordi ti girano intorno con passi pesanti, si forma un solco nella terra che ci puoi fare un binario e non ne esci più. E forse è vero, nei duelli d'amore vince chi come arma sceglie se stesso. Come se ci servisse un'altra stupida canzone d'amore. Allora prendi lo spazio tra me e te e riempilo con tutti i sinonimi possibili di Nulla, soprattutto quelli impossibili. Forse conviene mettere le cose sempre al solito posto, così quando poi mancano te ne accorgi subito. Di solito tra i rumori del buio, il senso di riconoscere la voce che ti piace ascoltare è il primo ad andarsene, è come accendere un buio che non assomiglia a nessun altro buio. Se c'è una cosa che odio è non dimenticare le cose che ho già odiato. Doveva essere una notte senza fine, ma tanto lo sai che tutto sfuma sempre in un bianco accecante.

Andrò sul fondo e diventerò un granello di sabbia fino a finire in quella maledetta clessidra e non cadere, per non darti la certezza che la promessa non sia stata mantenuta.

mercoledì 26 settembre 2012

Hypnos.


Se impari a descrivere qualcosa che esiste realmente con qualcosa che non esiste affatto rischi di scrivere storie sbagliate e se scrivi storie sbagliate quello che può capitarti è che l'inchiostro sia troppo vicino alla pelle. Riesci a vedere i segni di errori da matita rossa sui fogli dell'anima che non vanno più via? Ci si ritrova sempre a camminare tra i ricordi, tutti lì buttati per terra, sparsi e disordinati e invece di raccoglierli, cerchi di sentire il rumore del loro andare in frantumi sotto i tuoi piedi. Tanto lo sai che una voce rimane solo una voce se non c'è nessuno che si ferma ad ascoltarla e le parole rimangono solo parole se non le affidi a qualcuno che le prenda tra le mani per conservarle e si prenda cura di te. Sei sicuro che guardare così da vicino gli errori del passato sia il modo migliore per non sbagliare ancora? Come i quadri, serve la giusta distanza per riuscire a capire il passato, ma ora noi invece di quadri siamo porte e tu stai lì, davanti alla porta e per paura che non ci sia nessuno ad aspettarti non la apri. E magari dall'altra parte c'è chi pensa come te, continuando a mordere le intenzioni finché non saranno diventate rimorsi, in bilico, su un'altalena ossessiva tra ieri e domani, due mondi che ci dividono lasciandoci in un tempo che non è tempo. Non sarà forse per questo motivo che le parole migliori si trovano sempre nelle attese, nei silenzi e nelle mani che tieni strette tra le tue? A chiudere una finestra sul mare rimane il sapore di nostalgia, come se avessi perso l'occasione di imparare a nuotare tra le tue onde, come pensieri che non riescono a trovare la strada giusta in mezzo al rumore bianco. Già, accartocciamo i ricordi, come lettere scritte e mai spedite, tanto alla fine ci si affeziona sempre di più alle proprie bugie che alla verità.
Se ti sto facendo credere di avermi perso è solo perché voglio essere trovata. E tu, nel frattempo, tra tutta quella gente che passa e va via, tieni i tuoi sogni nascosti per regalarli solo a chi saprà capirli, accarezzarli per calmare la rabbia, ricostruirli quando cadranno a pezzi e vederci dentro con occhi forti come il vento di quelle sere, così forti da non far diventare mai tristi i Tuoi. Quegli stessi occhi che vorrei vedere ad ogni mio risveglio, come il sole dietro il profilo delle case o la terra dopo un lungo viaggio in mezzo al mare in tempesta.

Ho scritto la tua parola preferita e ne ho colorato gli spazi tra le lettere con lo stesso inchiostro. Riesci ancora a trovarmi? 

On Air:  Thomas Feiner & Anywhen - The Siren Songs

domenica 2 settembre 2012

Tu mi ricordi le bianche scogliere di Dover.


Solo un attimo e una storia diventa una storia da tenere nascosta. Tu lo chiami disordine mentre sono solo armonie che non riesci a capire e fai sempre lo stesso errore, la strada giusta conservala per gli estranei, la nostra costruiscila. Ché le parole innocue non hanno mai fatto bene a nessuno. 

Come quei gabbiani che volano controvento, continuano a sbattere le ali ma a te sembrano fermi, se proprio te ne devi andare portati via anche le mancanze. È che a me piacciono persino i tuoi Non fa Niente. Forse è perché sapevamo il finale a memoria che siamo passati direttamente ai titoli di coda. 

A volte è meglio non dire niente che cercare di dare un nome al legame tra due persone. E come disegni di sguardi sulla pelle, arriva il momento in cui le mancanze ti prendono per stanchezza e puoi solo arrenderti a chi non c'è o non c'è mai stato.

Come i sogni e gli incubi che sono cibo per l'uomo e sono fatti con la stessa carne, ho seppellito la rabbia mentre ancora ringhiava, così ora ha messo radici dentro di me. E può essere un evento inaspettato, a volte un contrattempo, altre volte una meravigliosa coincidenza, ma solo se è tutte e tre le cose insieme è amore. E io devo ancora decidere cosa ignorare di te, per questo ho fatto coriandoli con le tue parole, da lanciare in aria sperando che il vento le prenda per riportarmi da te. Puoi anche essere il migliore ma se sotto hai una voragine di silenzi e l'hai creata tu, volare tra le spezzate parti di te è impossibile. La malinconia me l'immagino con i capelli spettinati dal vento, vestita a fiori e con un sorriso che non è per noi. Così, mentre tu raccontavi di me, io mi immedesimavo in tutti i tuoi personaggi. E sì, è vero. Ti ho detto di non avere nessun motivo per restare ma tu non mi hai nemmeno chiesto di inventarmene uno. Sarà che saresti stato tu a capirmi più di quanto sono riuscita a farlo io in una vita intera. 

Ora che hai lavato i ricordi, ora che li hai messi ad asciugare, ora che abbiamo il coraggio di restare per sentirne il profumo, ora che cerchi di spiegarmi perché prima non ci avevi creduto, io ho imparato a non crederci mai più. Ché da un cuore si può scendere come da un autobus, ma è un autobus che si prende a fermate che non sono le tue. Eravamo d'istanti dal tempo e dalle sue regole, quando invece bastava avere una riva e poi costruire un ponte e invece la vita ci ha fatto prima costruire il ponte e poi aspettare la riva.

Come il fiume che sfugge alla sua riva e diventa mare, il mare che sfugge dal suo orizzonte e diventa dove vuoi andare tu, c'è qualcosa che non torna e questa volta non sono io. E quindi decido di andarmene, prima che i pensieri sappiano troppo di te. E non ti aspetto, ma sbrigati.

On Air: The Decemberists - We both go down together


lunedì 27 agosto 2012

Tre Lettere.

Ora riesco quasi a riempire i vuoti delle nostre frasi sospese. In fondo erano solo una scusa tonda e piacevole da far rotolare in pianura e noi abbiam l'anima troppo montuosa.
Sai, c'è differenza tra chiedere a qualcuno di andare via e basta e farlo per sentirsi dire che vuole restare.
E tu lo sapevi che l'amore per la logica produce scelte sbagliate e le ombre dei nostri corpi sarebbero diventate solo eclissi autoinflitte.

Solo un piccolo errore ed io divento Te mentre tu diventi Me. Ed io non voglio, perché so essere me più di qualsiasi altro te. E non basteranno i nostri occhi chiusi per immaginare che da qualche parte in questo buio noi esistiamo ancora. Credevamo di esserci persi e cercando dei punti di riferimento per riconoscere la strada giusta abbiam trovato quelli di sospensione e da qui non si riesce a vedere la fine. Così ora siamo pelle che non sa più quale anima contenere, come un libro senza pagine e a strapparle è stato l'autore.

Era quello che ancora non sapevamo di noi a farci muovere l'uno verso l'altro e tu lo sapevi che è sempre nel dubbio che si vede meglio il senso delle cose, ma sei voluto tornare lo stesso. Tu come vento caldo che brucia pensieri insieme alle sigarette, io che fingevo di essere teflon e amianto. E ora non è rimasto più niente, a parte l'ultimo quarto di luna che sorride al buio mentre lo divora. Esattamente come Me e Te.

Sai, l'architettura delle bugie di cui sei del tutto consapevole e che usi per costruire il tuo castello è veramente splendida. Sul fondo di ogni bugia ci ho trovato sempre quello che vorresti e non hai.
Non lo so se si amavano davvero quei due ma di sicuro erano legati come la fame è legata ai morsi. Nelle persone giuste c'è di sbagliato che di solito quando arrivano non c'è nessuno ad aspettarle. E io non c'ero ad aspettarti, perché ero in viaggio e forse la meta di tutti i miei viaggi era riportarti a casa.

Alla fine poi trovi le parole giuste da dire e sono quelle che non hai mai cercato ed è come quando non sai se sentirti in colpa per quello che ti stai perdendo o perché in fondo non te ne importa niente.

Sai, ti ho pensato spesso oltre il confine di filo spinato dei nostri discorsi ma ogni volta finivo per confondere i pensieri con il silenzio. Ci sono parole di tre lettere che sono così belle e piccole da starci nel palmo di una mano. E ora io e le mie parole ce ne andiamo Via, perché un addio va detto un attimo prima di quelle altre tre lettere, quelle giuste.
Perché, si sa, i sogni muoiono appena si avverano.