lunedì 13 febbraio 2012

Senza forse.

L'aria fredda di un inverno che sembra si sia svegliato troppo tardi ha richiuso la porta che avevo lasciato aperta apposta con la speranza di vedermi ritornare. Sì, io che non credo si essermi mai mossa da qui, dalle nostre dichiarazioni mai fatte e dalle frasi che hanno prodotto solo occasioni perdute. Vorrei riuscire a ricordare almeno il tuo nome perché potrebbe aiutarmi a ricordare come mi chiamo io. Forse quella porta l'avevo lasciata aperta per te. 
Il vento ora porta lontano verso cieli guasti con sfumature di luci tutte uguali e qui c'è una mano gentile che mi stringe e non mi lascia andare. Perfetta ma mai come la vorrei io. Poi quando le ombre diventano pesanti da rovinare la leggerezza del pavimento cerco di togliermi di dosso i rumori del buio con la tua voce. Forse quella porta l'avevo lasciata aperta per me.
Ho buttato via tutto quello che non ho, tanto che adesso la stanza è vuota e inutile come un parco quando piove. Mi porterò dietro le immagini fingendo di conservarle nitide per sempre come quella sensazione di comodità che solo gli abbracci sanno dare perché i ricordi non possono essere nè di parole nè di fatti, prima o poi quelli si dimenticano. Quello che la gente non dimentica è come l'hai fatta sentire. Si spiegherebbe così il ricordo che ho di te senza averne mai vissuto uno. Forse quella porta non l'ho mai aperta.
Avrei voluto parlarti di tutte le bugie che ti ho raccontato e che tu mi dicessi che non c'è niente di male perché a volte bisogna fare qualcosa di cattivo per fare qualcosa di buono. Le bugie più belle conservale per quando sarà diventato ormai troppo presto per trovarci, perché che tu lo voglia o meno la vita che non vivi ti consuma a morsi e poi morde ancora e ancora, senza che la carne si stacchi dall'anima ma abbastanza da farla sanguinare. E io ho le cicatrici dei rimorsi proprio identiche alle tue. Forse ho lasciato le chiavi di quella porta lì da te.


sabato 11 febbraio 2012

Tre gocce di niente.

Regalami qualcosa di diverso, qualcosa che ho cercato, trovato e poi peduto nel vuoto. Regalami quella parte di te che ho visto, toccato e forse immaginato. Ricordi? C'era una canzone, un ragazzo, un ombrello e un pensiero sul quale siamo inciampati. Poi c'erano le luci, il vino e una casa che adesso non so più a chi possa appartenere, però ogni tanto passo di lì, mi fermo a guardarla per un po' e poi riparto. C'erano la spesa, i libri, le bottiglie sugli scaffali e un letto matrimoniale in cui dormire spesso da soli. 
Adesso spero finisca presto questa serata che non è mai iniziata e io non sono io. E' solo qualcun'altra attraverso me che cerca parole, cerca le chiavi nella borsa per aprire una porta che non è quella di casa tua, forse cerca ancora te.
Regalami qualcosa che non ho già perso.

On Air:  Kashmir - In The Sand


mercoledì 8 febbraio 2012

Retorica è l'arte del non dire

Quando ti ho chiesto dove vai intendevo dove vai quando sogni.
Hai distrutto le pagine che avevo lasciato vuote per te.
Con le parole non si possono gestire a mani nude le intenzioni ma tu continui a scrivere simboli e io ormai sono troppo stanca per volerli interpretare come emozioni.
Lo spazio tra di noi rimane quello tra una parola e l'altra, sempre lo stesso per non farle toccare e maledettamente sempre giusto per rispettare le regole che ci siamo imposti.
Il mio errore è stato voler fare di te un riassunto dimenticando che sei la mia parafrasi.

sabato 4 febbraio 2012

Corruttibili al bianco

Distesi su una nuvola di neve e lenzuola ci guardiamo senza più vederci. E' bello vedere crepe giganti nel vetro delle intenzioni altrui, dove le parole si perdono nell'atmosfera rovinandola e rendendola irrespirabile, dove i sorrisi più veri rimangono quelli segreti, quelli di chi segretamente sa di poter riuscire ad andare avanti nonostante tutto. Gli anni ci hanno insegnato che i sogni non si insegnano. I sogni ci hanno insegnato che il tempo può non esistere.



On Air: The Honey Trees - Find Home