mercoledì 26 settembre 2012

Hypnos.


Se impari a descrivere qualcosa che esiste realmente con qualcosa che non esiste affatto rischi di scrivere storie sbagliate e se scrivi storie sbagliate quello che può capitarti è che l'inchiostro sia troppo vicino alla pelle. Riesci a vedere i segni di errori da matita rossa sui fogli dell'anima che non vanno più via? Ci si ritrova sempre a camminare tra i ricordi, tutti lì buttati per terra, sparsi e disordinati e invece di raccoglierli, cerchi di sentire il rumore del loro andare in frantumi sotto i tuoi piedi. Tanto lo sai che una voce rimane solo una voce se non c'è nessuno che si ferma ad ascoltarla e le parole rimangono solo parole se non le affidi a qualcuno che le prenda tra le mani per conservarle e si prenda cura di te. Sei sicuro che guardare così da vicino gli errori del passato sia il modo migliore per non sbagliare ancora? Come i quadri, serve la giusta distanza per riuscire a capire il passato, ma ora noi invece di quadri siamo porte e tu stai lì, davanti alla porta e per paura che non ci sia nessuno ad aspettarti non la apri. E magari dall'altra parte c'è chi pensa come te, continuando a mordere le intenzioni finché non saranno diventate rimorsi, in bilico, su un'altalena ossessiva tra ieri e domani, due mondi che ci dividono lasciandoci in un tempo che non è tempo. Non sarà forse per questo motivo che le parole migliori si trovano sempre nelle attese, nei silenzi e nelle mani che tieni strette tra le tue? A chiudere una finestra sul mare rimane il sapore di nostalgia, come se avessi perso l'occasione di imparare a nuotare tra le tue onde, come pensieri che non riescono a trovare la strada giusta in mezzo al rumore bianco. Già, accartocciamo i ricordi, come lettere scritte e mai spedite, tanto alla fine ci si affeziona sempre di più alle proprie bugie che alla verità.
Se ti sto facendo credere di avermi perso è solo perché voglio essere trovata. E tu, nel frattempo, tra tutta quella gente che passa e va via, tieni i tuoi sogni nascosti per regalarli solo a chi saprà capirli, accarezzarli per calmare la rabbia, ricostruirli quando cadranno a pezzi e vederci dentro con occhi forti come il vento di quelle sere, così forti da non far diventare mai tristi i Tuoi. Quegli stessi occhi che vorrei vedere ad ogni mio risveglio, come il sole dietro il profilo delle case o la terra dopo un lungo viaggio in mezzo al mare in tempesta.

Ho scritto la tua parola preferita e ne ho colorato gli spazi tra le lettere con lo stesso inchiostro. Riesci ancora a trovarmi? 

On Air:  Thomas Feiner & Anywhen - The Siren Songs

domenica 2 settembre 2012

Tu mi ricordi le bianche scogliere di Dover.


Solo un attimo e una storia diventa una storia da tenere nascosta. Tu lo chiami disordine mentre sono solo armonie che non riesci a capire e fai sempre lo stesso errore, la strada giusta conservala per gli estranei, la nostra costruiscila. Ché le parole innocue non hanno mai fatto bene a nessuno. 

Come quei gabbiani che volano controvento, continuano a sbattere le ali ma a te sembrano fermi, se proprio te ne devi andare portati via anche le mancanze. È che a me piacciono persino i tuoi Non fa Niente. Forse è perché sapevamo il finale a memoria che siamo passati direttamente ai titoli di coda. 

A volte è meglio non dire niente che cercare di dare un nome al legame tra due persone. E come disegni di sguardi sulla pelle, arriva il momento in cui le mancanze ti prendono per stanchezza e puoi solo arrenderti a chi non c'è o non c'è mai stato.

Come i sogni e gli incubi che sono cibo per l'uomo e sono fatti con la stessa carne, ho seppellito la rabbia mentre ancora ringhiava, così ora ha messo radici dentro di me. E può essere un evento inaspettato, a volte un contrattempo, altre volte una meravigliosa coincidenza, ma solo se è tutte e tre le cose insieme è amore. E io devo ancora decidere cosa ignorare di te, per questo ho fatto coriandoli con le tue parole, da lanciare in aria sperando che il vento le prenda per riportarmi da te. Puoi anche essere il migliore ma se sotto hai una voragine di silenzi e l'hai creata tu, volare tra le spezzate parti di te è impossibile. La malinconia me l'immagino con i capelli spettinati dal vento, vestita a fiori e con un sorriso che non è per noi. Così, mentre tu raccontavi di me, io mi immedesimavo in tutti i tuoi personaggi. E sì, è vero. Ti ho detto di non avere nessun motivo per restare ma tu non mi hai nemmeno chiesto di inventarmene uno. Sarà che saresti stato tu a capirmi più di quanto sono riuscita a farlo io in una vita intera. 

Ora che hai lavato i ricordi, ora che li hai messi ad asciugare, ora che abbiamo il coraggio di restare per sentirne il profumo, ora che cerchi di spiegarmi perché prima non ci avevi creduto, io ho imparato a non crederci mai più. Ché da un cuore si può scendere come da un autobus, ma è un autobus che si prende a fermate che non sono le tue. Eravamo d'istanti dal tempo e dalle sue regole, quando invece bastava avere una riva e poi costruire un ponte e invece la vita ci ha fatto prima costruire il ponte e poi aspettare la riva.

Come il fiume che sfugge alla sua riva e diventa mare, il mare che sfugge dal suo orizzonte e diventa dove vuoi andare tu, c'è qualcosa che non torna e questa volta non sono io. E quindi decido di andarmene, prima che i pensieri sappiano troppo di te. E non ti aspetto, ma sbrigati.

On Air: The Decemberists - We both go down together