domenica 2 settembre 2012

Tu mi ricordi le bianche scogliere di Dover.


Solo un attimo e una storia diventa una storia da tenere nascosta. Tu lo chiami disordine mentre sono solo armonie che non riesci a capire e fai sempre lo stesso errore, la strada giusta conservala per gli estranei, la nostra costruiscila. Ché le parole innocue non hanno mai fatto bene a nessuno. 

Come quei gabbiani che volano controvento, continuano a sbattere le ali ma a te sembrano fermi, se proprio te ne devi andare portati via anche le mancanze. È che a me piacciono persino i tuoi Non fa Niente. Forse è perché sapevamo il finale a memoria che siamo passati direttamente ai titoli di coda. 

A volte è meglio non dire niente che cercare di dare un nome al legame tra due persone. E come disegni di sguardi sulla pelle, arriva il momento in cui le mancanze ti prendono per stanchezza e puoi solo arrenderti a chi non c'è o non c'è mai stato.

Come i sogni e gli incubi che sono cibo per l'uomo e sono fatti con la stessa carne, ho seppellito la rabbia mentre ancora ringhiava, così ora ha messo radici dentro di me. E può essere un evento inaspettato, a volte un contrattempo, altre volte una meravigliosa coincidenza, ma solo se è tutte e tre le cose insieme è amore. E io devo ancora decidere cosa ignorare di te, per questo ho fatto coriandoli con le tue parole, da lanciare in aria sperando che il vento le prenda per riportarmi da te. Puoi anche essere il migliore ma se sotto hai una voragine di silenzi e l'hai creata tu, volare tra le spezzate parti di te è impossibile. La malinconia me l'immagino con i capelli spettinati dal vento, vestita a fiori e con un sorriso che non è per noi. Così, mentre tu raccontavi di me, io mi immedesimavo in tutti i tuoi personaggi. E sì, è vero. Ti ho detto di non avere nessun motivo per restare ma tu non mi hai nemmeno chiesto di inventarmene uno. Sarà che saresti stato tu a capirmi più di quanto sono riuscita a farlo io in una vita intera. 

Ora che hai lavato i ricordi, ora che li hai messi ad asciugare, ora che abbiamo il coraggio di restare per sentirne il profumo, ora che cerchi di spiegarmi perché prima non ci avevi creduto, io ho imparato a non crederci mai più. Ché da un cuore si può scendere come da un autobus, ma è un autobus che si prende a fermate che non sono le tue. Eravamo d'istanti dal tempo e dalle sue regole, quando invece bastava avere una riva e poi costruire un ponte e invece la vita ci ha fatto prima costruire il ponte e poi aspettare la riva.

Come il fiume che sfugge alla sua riva e diventa mare, il mare che sfugge dal suo orizzonte e diventa dove vuoi andare tu, c'è qualcosa che non torna e questa volta non sono io. E quindi decido di andarmene, prima che i pensieri sappiano troppo di te. E non ti aspetto, ma sbrigati.

On Air: The Decemberists - We both go down together


1 commento:

  1. Sarebbe giusto, forse, che esistesse un colore, un punto di blu identificabile con il nome Blu Chaos. Ma, tranne che al navigante in difficoltà, a chi servirebbe questo neologismo? Non certo ad un pittore, che pure dei colori fa la sua arte, perché il Blu Chaos è irriproducibile artificialmente. E’ denso, ma non cupo. Anzi, ha una profondità di toni che ispira allegria. Soprattutto ti fa aver voglia di vivere, di essere curioso, pronto a dare e scoprire. Ma accade anche che ti confonda, sublime nella sua tristezza e angoscia da farti venir voglia di affondare... E allora si cerca rifugio, su un Faro; già, il Faro. Che squarcia la notte e osserva il giorno, sfidando il Blu Chaos tutto intorno ma irremovibile sulle sue coordinate, pietra miliare di barche alla deriva, con il guardiano che annota tutto sul suo Diary...

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