sabato 14 dicembre 2013

La distanza non è spazio, è esattamente tutto quello che non fai per annullarla.

Un passato che non fa più male lo si riconosce dalle fondamenta stabili del presente. Se non fosse per quel rumore di dubbi di sottofondo certe certezze suonerebbero stonate.

Il mio pianoforte, tu.
I miei sorrisi, spartiti persi e mai più ritrovati.

Pensieri sciolti nel caffè, parole condensate sulle labbra, baci bisbigliati prima di un ci vediamo dopo. Le mie canzoni sottoforma di persona.
Abbiamo un cuore di corteccia da incidere e l'anima d'edera per poter nascondere la scritta, ti dicevo mentre tu guardavi le luci al di là di un finestrino.
Nessuno ti conosce di più di chi ha condiviso i tuoi stessi errori, come se quegli stessi errori si potessero tagliare in due e spremerli e poi bere il succo, perché ti fa bene.
Troppo amaro da mandar giù, il rancore.
Le parole pesano nelle tasche almeno finché non ti accorgi che basta così poco per strappare la stoffa dei silenzi e farle scivolare via. Anche quando sembra che non ci sia bisogno di difendere qualcosa, non è detto che un sorriso non sia già una protezione.

Quei ritorni inutili e bellissimi, che lasciano gocce di passato e poesia negli occhi. Inutili e bellissimi, come un parco quando piove, dicevi. Acqua sempre uguale, che cade, scorre, cancella, incide. Come i passi cadenzati verso la meta, la stessa meta che può dividere o unire. 
Fuori solo aria di tempesta. Noi chiusi a chiave dentro un vechio e caldo blues. Una pagina bianca da accarezzare, per sentire i solchi dei ricordi. Strade sulla pelle, che se solo portassero da te le saprei fare anche ad occhi chiusi. I sentimenti lasciati fuori al freddo, tanto che adesso c'è troppa corrente di pensieri.

Entra nella vita di qualcuno solo se hai intenzione di restare.
E se decidi di restare, non scordarti di chiudere la porta.

On Air: Angus & Julia Stone - I'm Not Yours

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