sabato 1 febbraio 2014

Di quando.

Di ricordi come fogli di carta bagnati, ché se cerchi di aggiustare tutto passandoci le dita rischi di strappare via persino te. Di viaggi da fermo, che non sai da dove iniziare e neanche come finire ma non t'importa, ti serve solo un pretesto per essere altrove. Di spalle giuste per incastrarsi coi volti e nei respiri. E rimamere lì, perché quella è la vera meta del viaggio. Della tristezza che va sfumata, come quelle vecchie canzoni che disegnano sorrisi sul giradischi.

Di quando uno intorno alle parole ci gira e ci rigira per trovare il modo migliore per dirle, ma poi si perde ed è silenzio. Di quando ci si ritrova ad aspettare, mentre tutto quello che vuoi succede dentro ad una finestra che non è la tua. Di quando è come se ci conoscessimo fin sotto la pelle, col nostro giocare a nascondersi e col nascondersi per essere trovati.

Di quando si è lontani da diventare invisibili, soltanto per disegnarci di nuovo ogni volta che ci guardiamo. Di quando tutto il resto sbiadisce fino a sparire, un po' come la prima volta che ci siamo presi per mano. Di quando due solitudini vengono cucite insieme, per essere soli ma in due e per far male quando si cerca di strapparle via.

Di canzoni che ormai conosci a memoria ma che rimangono con la meraviglia di trovarci cose nuove ogni volta che le ascolti. Di finestrini laterali e di nessuna visione frontale, in cui quello che è adesso si perde nelle sfumature che non sai cogliere. Di cieli aperti scoppiati nella vita di qualcuno, per sbirciarci dentro. Di sorrisi come sapone per togliere il grigio alle nuvole.

Di quando gli errori migliori sanno di salsedine e del mare chiuso dentro a quella parola che non riesci a pronunciare. Finiremo per non sentirci più le mani, finiremo per non sentirci più tra le braccia, finiremo per non sentirci più. Come se accarezzando le tue linee d'ombra potessi sfuggire ai contorni del mio vivere controluce. Di quando non serve discutere, basta aspettare che cambi idea da sola. Di quando l'amore diventa un mangiare rose non curandosi delle spine che ti rimarranno sullo stomaco.

Di notti passate a guardarti disegnare i domani ad occhi chiusi e di mattine in cui mi son ritrovata tratti di matita sulla pelle al risveglio. Della promessa di non farci accadere per conservare intatti tutti i nostri per sempre. Delle promesse che, per fortuna, non sappiamo mantenere.

Di quando le mie parole nei tuoi occhi, nei miei occhi Tu.

2 commenti:

  1. Avresti potuto ricavarci (brutto verbo) 50 poesie, complimenti :)

    Andrea

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