martedì 20 maggio 2014

Appartenersi, non si decide, è così e basta.

I labirinti sulla pelle, le autostrade tra i cuscini, le attese da sciogliere. Quanto può essere dolce una notte senza sonno. Ognuno ama come può. I più fortnati lo fanno senza accorgersene. A furia di leggere tra le righe si finisce per affogarci dentro. Le persone non cambiano. Ti abitui, fino a non farci più caso, fino a convincerti. I vuoti dentro li può riempire soltanto chi li ha creati. Esserci sempre o quasi, per non darsi per scontato. Calze smagliate e calze che vale la pena smagliare, il post punk inglese. Non perdere mai l'occasione per sembrare migliore degli altri, l'esserlo davvero. La pace in amore che non esiste, il tempo necessario per preparare un nuovo campo di battaglia. Gli amori che finiscono molto prima di trovare la scusa giusta per lasciarsi. I non detti e il diventare le parole che ti tieni dentro. Salutarsi di corsa come se si avesse altro di più importante da fare e poi passare tutto il tempo a mancarsi. Incontrarsi, una roba da tutti. Tu, riconoscimi. L'inseguire che prima o poi stanca e se non stanca cambia ciò che vuoi tu davvero. Tutto quello che tanto prima torna, a parte le volte in cui non c'eri. Perché se quelle tornano è soltanto per ricordarti che avresti dovuto esserci. Dimenticarsi e fare finta di averlo fatto soltanto per dare un senso ad un'assenza. Le mancanze che fanno sembrare sempre il cuscino mezzo vuoto, l'amore che insegna che non può essere uno qualsiasi a riempirlo. Cuori e catastrofi, così per ricordarti che devi ricominciare. Aspettarsi svegli solo per dirsi che no è troppo tardi ormai per parlare. Milano che è sempre lì in mezzo qualsiasi aereo prenda per venire da te. Il tempo perso ad inseguire altro, il tempo perso a inseguire niente. L'amore ad alta voce a cui io non credo mai, le mie canzoni senza voce che tu non ascolti. Volersi diversi, volersi troppo, non volersi per niente. Fossimo soltanto disposti ad essere migliori l'uno per l'altra. Quel dover apparire forti che ci faceva a pezzi dall'interno. I temporali non autorizzati e ridere sotto la pioggia. Per quel che vale, così come viene. Poi, la capitale. Le domande che non meritano risposte, domande stupide a cui non puoi rispondere con la verità. La tua sciocca pretesa di far luce nel mio cuore buio. Tra Parigi e la luna. E se poi non ci fosse bisogno di nascondersi. Gli orizzonti che disegnavo nei tuoi occhi quando tu non guardavi, la mia prima vera direzione in comune. E quando non sono riuscita a dire niente. E a volte piove soltanto dentro. Un ombrello al contrario, il sorriso. Le pozzanghere, ai bordi nelle periferie degli sguardi. Perché quando si ha qualcosa da proteggere si diventa fragili. Se solo tu non fossi stato quel disastro bellissimo che stavo cercando. Troppo facile essere indispensabili. Prova tu, piuttosto, a restare quando nessuno ha bisogno di te. Il tempo che passa sempre troppo in fretta quando ci si tiene tra le mani. Di segnali sbagliati nelle intenzioni, ci si può perdere e non trovarsi più. Non mi ricordo se era questa via o l'altra quella che porta da te. I grovigli di occasioni perdute, da buttare nella Senna. Le cose capite soltando dopo le loro conseguenze, le cose lasciate in sospeso come lame che al primo luccichio già sai che ci passerai il dito. Le cose come i sentimenti. Se solo quel giorno ci fossimo lasciati stare. 

Essere infrangibili e non sentirsi mai soli, dimmelo tu com'è che si fa.

On Air: Brian Crain - Wind

1 commento:

  1. Hai ragione ormai anche parlarsi non serve a nulla. Resto con il nulla.

    RispondiElimina