domenica 18 agosto 2013

È ieri quasi da sempre.

Ci diremo per consolazione che aspettare serve a qualcosa, tipo a capire. A capire che abbiamo solo tantissimo tempo da recuperare. Si può andare via in molti modi, ma il peggiore di tutti è restare nascondendosi dietro ad un sorriso. Useremo gli occhi come luci di emergenza per ogni tuo black out interiore e sarà d'estate, quando i colori sono così belli che è un peccato non tuffarci dentro anche se fosse solo per le passeggiate col blu da un lato e le certezze dall'altro, come quella casa con le persiane scolorite.

Non per il tempo, ma per scelta.

Prenderemo i tuoi dubbi e li lanceremo uno per uno in mare per vedere quanti salti fanno prima di arrivare a me. Insegneremo alla nostalgia a leggere le scie degli aerei che mi portano da te. Dimenticheremo da dove siamo partiti, perché forse potrebbe aiutarci a ricordare dov'è che volevamo andare. Ci aspetteremo, come un treno alla stazione, come parole dette di fretta perché si doveva andare e poi ritrovate in tasca. E ci cancelleremo dalle pagine scritte male per riscriverci dove le parole si toccano. 

Trovami semplice.

Ci siamo cuciti troppo stretti alla pelle, ché rimanere o andare via fa male uguale. Forse i ricordi giusti dobbiamo ancora inventarli, come in uno di quei miei racconti in cui chi si perde non torna più.

L'invisibilità è un' arma di difesa. Appena avrai imparato abbastanza bene a suonare il piano, qualcuno ti infilerà i guantoni da pugile. Sì, è questa la vita.

lunedì 15 luglio 2013

Tu non preoccuparti, ho detto.

Le cornici danno sicurezza con il loro voler dare un ordine a tutto, E con l'ordine si rischia di perdere il senso del quadro. Forse, un po' anche me. Il senso di tutta questa malinconia, non lo capivi mi dicevi, perché non porta da nessuna parte. Ha occhi bellissimi con i quali ti puoi godere il paesaggio, dicevo io. I nostri compassi sulle intenzioni per trovarne i confini erano le nostre voglie di definire i margini di un sentimento al di là delle simmetrie. 
Non preoccuparti. 
Tu non preoccuparti, ho detto. Il tempo è la nebbia dei sentimenti, trasforma il rosso in rosa, il blu in azzurro, ma solo se gli lasci abbastanza spazio.

Nelle mie ere glaciali interiori sei sempre l'unico che riesce a sopravvivere. Nelle mie occasioni perdute, come curiosità  troppo fragili da toccare, ti ho salvato sempre. Nelle mie abitudini ti ho lasciato i posti più confortevoli, infilando parole una dietro l'altra tra le pieghe dei silenzi e passandoci le dita lungo le cuciture. 
Per strapparti un sorriso. 
A volte le parole, come le persone, sanno essere così uguali a sé stesse che dopo che le hai lette non te le ricordi più. 
Piovono promesse, petali compresi. 
Le orchidee sono fatte per essere regalate e per dire a qualcuno «Tanto lo so che quando ci rivedremo, avrai sbagliato qualcosa e sarà  morta». E se hai un'orchidea con i fiori caduti o un cuore in frantumi, chilometri di nastro adesivo non ti serviranno. 
Ci dovevi pensare prima. 

Altre volte e altre parole, invece, sono così perfette che vanno lasciate in pace. 
Sono tue, sono vere, semplicemente sono. E questo ti basta. 
Sottolineami, sottolineaci. 
Con colori diversi per fingere di esserci conosciuti davvero, studiati e imparati a memoria. 
Per non ripeterci più. 

E poi, senza parole. Senza fili, i fili senza discorsi, i discorsi senza giorni e i giorni senza te. 
Quelle che non mi hai detto mi hanno svegliato in piena notte, ma fa niente. 
Ora le invento io, magari dovevi dirmi qualcosa di importante.

Chiudi gli occhi e fammici dormire dentro.  

Non permettermi mai di svegliarmi con le ginocchia sbucciate per aver inseguito i sogni di qualcun altro. Non farmi abituare al cielo tra i palazzi, perché chi si abitua vede soltanto e non guarda più. Non lasciare che i ricordi facciano l'amore con la speranza, ma inventami le notti dietro finestre spente per coprimi i pensieri da quello che c'è fuori, di quando non lo so se sono pensieri felici. 

Non preoccuparti, forse è solo nostalgia per non averti incontrato prima.

On Air: John Grant - Where Dreams Go To Die

giovedì 13 giugno 2013

Amore, teflon e amianto.

Non chiedere promesse con gli occhi se non puoi mantenere lo sguardo fisso sui miei, le parole quando sono troppe o troppo poche vanno trasformate in silenzi giusti. E a volte, le parole rimangono tra una bugia e un respiro, stringono alla gola e sul volto scivolano lungo strade che portano altrove. Quel secondo di silenzio tra due canzoni in modalità  random, quell'attimo in cui potresti essere qualsiasi cosa. Ecco, quello voglio essere. 
Quanta distanza credi ci sia tra la rabbia e l'amore se poi basta uno dei due per far sparire l'altro? Forse è perché nella rabbia si trovato sempre le risposte migliori. Magari non quelle vere, ma sicuramente le migliori. Se ora fossimo sul fondo del mare i nostri discorsi sarebbero bolle d'aria che salgono in superficie per tornare da dove sono venute e i miei dubbi, come le mie certezze, avrebbero lo stesso colore, quello dei motivi curvilinei luminosi sul fondo di una piscina. Eravamo quelli che sorridono nelle foto, poi quelli che nelle foto guardano da un'altra parte, ora siamo quelli che siamo. E ci basta. Quel gusto amaro del compromesso, quel guardare da lontano chi adesso è solo qualcuno che conoscevi. I compromessi li abbiamo abbandonati senza neanche accorgercene, amore. Tra quello che voglio e quello che ho già, esattamente lì in mezzo, ci sono le cose che fanno ancora sorridere. E poi tu. 

Se non puoi essere nient'altro, non rimane che farti diventare ossessione.
Tu sei ogni Tu che scrivo.

C'è uno spazio per ciò che non si vede, non si tocca, non va in frantumi. Ti tengo lì, per fermarmi quando ho voglia di rovinare tutto. E tutte quelle volte che credevi d'esserti perso., in realtà ero io che ridisegnavo ogni volta i miei labirinti per non farti trovare l'uscita. 
Per non farti trovare. Per non farti andare via.

Ogni storia tra due persone dovrebbe iniziare con Tutto quello che hai scritto finora non m'importa, scriviamo adesso. 

Spengo i nostri errori nel posacenere che ci divide e sorrido. 
Di quei sorrisi veri e a dirotto. 

Finalmente, è troppo tardi. 

mercoledì 29 maggio 2013

Anche quando credi che non siamo più.

Noi che ci perdiamo nel mare di gente solo per vedere chi è che poi ci viene a cercare, che scriviamo per chi non ci legge e riconosciamo le città dai frammenti di cielo tra i palazzi. Noi con i dialoghi surreali in una mano e un sorriso nell'altra, il sapore di zucchero filato sulle labbra e il cuore sempre un po' più in bianco e nero del tuo. 

Noi che non crediamo nel futuro, 
però tu non mi scordare. 

Noi che negli incroci di voci non passiamo mai per primi, che demoliamo muri col pensiero senza riuscire mai ad evadere e facciamo domande con gli sguardi rapiti sempre in una direzione che non è la tua. Noi che facciamo parlare le canzoni e che stonino pure, tanto il coraggio di scambiarci gli accordi prima o poi lo troveremo. Noi come libri letti per trovarci scritti tra abbracci non dati, forse più che trovare un modo per tornare bastava restare.

Noi, siamo noi. 
Anche quando credi che non siamo più. 

venerdì 24 maggio 2013

Si riesce a fermare il mare solo nelle fotografie.


Il tempo passato ad aspettare tempi migliori non conosce ritardi. Quante cose che se le avessi fatte, giuste o sbagliate che siano, non avresti trovato il coraggio di rimproverarti. 
Ha spiegato tutto il silenzio, ma subito dopo l'ho ripiegato seguendo con cura le cuciture del Tanto non importa e chiuso nel cassetto dei Niente. Una trapunta di parole copre i pensieri soltanto per poco e dopo lascia l'inverno dentro. 

- Ciao, come stai?
- Bene, non sono più io.

A volte la perfezione è troppo vicina al suo contrario per poterla distinguere. Ci si sente forti tra le pagine, anche se si sa che la carta con la pioggia si gonfia e poi si scioglie fino a scomparire. A volte con te sembra quasi di riuscire a non perdere la strada del ritorno, ti dicevo. Sarà la geografia dei nostri cieli nuvolosi, mi dicevi.

- Dove sei? 
- Qui, ma lontano.

Con gli occhi riempiti di vento del nord, chiusi e poi spediti a sud est mentre il cuore guardava dall'altra parte. Si parlava. Si parlava talmente ad alta voce che nessuno diceva niente. Non chiedere se non vuoi sapere, non andare se non hai voglia di partire, non amare se non sei disposto a restare. Il destino si muove convinto su sottili millimetri di tempo, in circolo, uno dopo l'altro e tu sei il centro.

Il mare lo si riesce a fermare solo nelle fotografie, ti dicevo. E ancora non lo sapevi che quel mare ero io. Per avere il vento a favore dovrai uscire dalla fotografia, mi dicevi. Poi ho tolto gli ormeggi. 

Forse un giorno ci rivedremo, abbiamo detto. O solo pensato. 
Magari soltanto sorriso.

sabato 20 aprile 2013

Tempi dispari.

Il cielo e il mare hanno lo stesso colore delle promesse non mantenute. 

Io te l'avevo detto, Chopin va capito ad occhi chiusi. 
Tu me l'avevi detto, la notte va capita dagli occhi di chi ti sta accanto. 

Alle domande fatte con gli occhi si risponde con le carezze, ti ripetevo. In silenzio. Da perdere c'è rimasto solo lo spazio tra le mie mani e le tue, forse se lo ignoro pian piano scomparirà. Nuoto in un mare che non si accorge di me. Ho costruito la mia fortezza di certezze troppo vicino alla riva e sono stata talmente brava da progettarla in modo da non poterci entrare. Ho messo in fila tutte le nostre frasi su quelle cinque righe, come le tessere del domino. Manca solo l'ultima nota, quella che farà cadere tutto. E con la lontananza necessaria, capiremo la bellezza del disegno, capiremo di averne appena creato uno nuovo, del colore che più ci somiglia.

Ma tu, intanto, prestami le mani che ci gioco un po'.



C'è chi confonde la felicità con la banalità, chi scambia un'abitudine per una certezza. Chi ha vinto la paura convincendo gli altri che non ne ha, chi grida a bassa voce e chi pretende di parlare quando non ha niente da dire. Chi non sa come dire la verità  senza ferire, chi prova a riposarsi nei silenzi. E c'è chi accarezza tasti bianchi e neri, con le stesse parole, per rimanere legati alle mani che le hanno scritte. 

Volevo solo salvarti dalle mie canzoni tristi. 

Il tempo giusto per ricominciare arriva puntuale solo se è davvero quello che vuoi tu.
Nella vita. Come negli spartiti. Ci troveremo, sempre. Ogni volta. 
Con le mani sugli stessi tasti, ma lontani anni luce da qui.

La mia rabbia è per tre quarti cose non dette, perché non capiresti.

On Air: Youth - Daughter

giovedì 28 marzo 2013

Torno subito, tu non mi aspettare.

Ti avevo chiesto di raccontarmi di te, non di dire la verità. I tuoi occhi, quelli in cui mi vedo meglio, una finestra sull'estate mentre dentro è inverno. 
Il sapore dei baci non dati, come l'ombra colorata dietro ogni cosa non fatta. I lividi del giorno dopo che non ricordi dove e come te li sei fatti, ricordi solo che eri felice. Le note stonate, gli accordi sfuggevoli. Per non farsi scivolare via, per fermarsi un attimo prima che sia impossibile allontanarsi senza farsi male. 


Da perdere c'è rimasto solo lo spazio tra le mie mani e le tue, forse se lo ignoro pian piano scomparirà. Ignorami. Dimenticami. Dimenticami da qualche parte in cui esistiamo solamente io e te. Fingere di non aspettare più è il miglior anestetico per le anime in attesa. Mille parole fatte di niente, ma di un niente bellissimo. 

Lasciami stare con te, lasciami stare, lasciami. 
Smetti di cercarmi, riconoscimi.

Chiedetelo a Rory Gallagher.

La musica che non piace agli altri ha sempre qualcosa di magico. Sì, molto di più rispetto a quella che invece accomuna. Stessi gusti. Okay,...