lunedì 3 marzo 2014

Niente inganna gli occhi quanto l'attesa.

Questo essere distanti anni luce ci farà vedere più buio di quello che già c'è, dicevi. Più che i sentimenti colorati, dovrebbero inventare quelli biadesivi, dicevo. Certi silenzi non si inventano per caso, si costruiscono per chiudersi dentro e poi sta agli altri decidere da che parte del muro stare. Siamo un lieto fine senza libro. E ora non sappiamo più in quale pagina trovarci. Dei nostri sbagli messi in mostra come giustissimi atti d'amore, ne faremo medaglie o cicatrici. Un mare scuro di rabbia, fuori e dentro, la pioggia sui vetri che se almeno fossero occhi saprei come venirti a prendere. Le mie frasi senza senso, ciniche e spietate, come segni di catene sui polsi ormai liberi e che poi si perdono in carezze. I tuoi dubbi stretti tra le ciglia, le ali stanche messe a riposare in soffitta insieme alle promesse non mantenute, le notti con le lune storte e tutte quelle cose che vogliono tentare d'essere ma tu hai ancora l'anima addormentata e allora passano, senza lasciare traccia. Senza di te. 

Daremo la colpa alla nebbia se siamo spariti.

Alle mancanze prima o poi ci si abitua, dicevi. Certo, dicevo, solo che di solito è un prima o poi di qualcun altro. E nascondevo tutta Lione sotto il cuscino e confondevo le tracce. Portami con te, ma forse non te l'ho mai detto, anche quando chiudendo gli occhi lasci tutto il resto fuori. Il mio vestito blu sul pavimento e i pensieri danzanti che attraversano a piedi nudi le strade sotto la tua pelle. Le ferite da foglio di carta sono da mettere in conto quando si ha a che fare coi sentimenti frastagliati. Il tempo. Il tempo le curerà tutte. No, il tempo rende insensibili ed è diverso, dicevo, ma di aspettare aspettavo lo stesso. 
Avere qualcosa contro cui combattere rassicura. 

Cresceranno spine sulle corde della tua chitarra. 
Col cuore in penombra, tu cerca la rosa. 

sabato 1 febbraio 2014

Di quando.

Di ricordi come fogli di carta bagnati, ché se cerchi di aggiustare tutto passandoci le dita rischi di strappare via persino te. Di viaggi da fermo, che non sai da dove iniziare e neanche come finire ma non t'importa, ti serve solo un pretesto per essere altrove. Di spalle giuste per incastrarsi coi volti e nei respiri. E rimamere lì, perché quella è la vera meta del viaggio. Della tristezza che va sfumata, come quelle vecchie canzoni che disegnano sorrisi sul giradischi.

Di quando uno intorno alle parole ci gira e ci rigira per trovare il modo migliore per dirle, ma poi si perde ed è silenzio. Di quando ci si ritrova ad aspettare, mentre tutto quello che vuoi succede dentro ad una finestra che non è la tua. Di quando è come se ci conoscessimo fin sotto la pelle, col nostro giocare a nascondersi e col nascondersi per essere trovati.

Di quando si è lontani da diventare invisibili, soltanto per disegnarci di nuovo ogni volta che ci guardiamo. Di quando tutto il resto sbiadisce fino a sparire, un po' come la prima volta che ci siamo presi per mano. Di quando due solitudini vengono cucite insieme, per essere soli ma in due e per far male quando si cerca di strapparle via.

Di canzoni che ormai conosci a memoria ma che rimangono con la meraviglia di trovarci cose nuove ogni volta che le ascolti. Di finestrini laterali e di nessuna visione frontale, in cui quello che è adesso si perde nelle sfumature che non sai cogliere. Di cieli aperti scoppiati nella vita di qualcuno, per sbirciarci dentro. Di sorrisi come sapone per togliere il grigio alle nuvole.

Di quando gli errori migliori sanno di salsedine e del mare chiuso dentro a quella parola che non riesci a pronunciare. Finiremo per non sentirci più le mani, finiremo per non sentirci più tra le braccia, finiremo per non sentirci più. Come se accarezzando le tue linee d'ombra potessi sfuggire ai contorni del mio vivere controluce. Di quando non serve discutere, basta aspettare che cambi idea da sola. Di quando l'amore diventa un mangiare rose non curandosi delle spine che ti rimarranno sullo stomaco.

Di notti passate a guardarti disegnare i domani ad occhi chiusi e di mattine in cui mi son ritrovata tratti di matita sulla pelle al risveglio. Della promessa di non farci accadere per conservare intatti tutti i nostri per sempre. Delle promesse che, per fortuna, non sappiamo mantenere.

Di quando le mie parole nei tuoi occhi, nei miei occhi Tu.

martedì 7 gennaio 2014

Non sono come te.

Le debolezze sono stancanti, soprattutto quando non sono le tue. E la testardaggine, anche. E allora fai un po' come ti pare.
Va tutto bene, ci siamo solo lasciati stare. E tu stai lì che stai bene dove stai. Milano è stempre stata troppo piccola per noi due. E troppo fredda. E allora vai via, dove cazzo sei. Le stanze vuote, la gente in piazza, il duomo, le luci e tutte quelle cose che fanno sorridere sempre gli altri. Ok, ma adesso torna. Torna da dove sei venuto e non cercarmi più. Tanto prima o poi, se non sarai tu a farlo, sarò io. 

Nei maremoti interiori è inutile cercare di sistemare le vele se non sai ridisegnare i confini delle onde. E tu quante terre hai lasciato indietro sulle quali vorresti ritornare, da quali sei scappato solo per paura di voler magari un giorno, forse, restare. 

Smettila tu e il tuo sciopero dei punti interrogativi, le risposte non mi sono mai interesate. Cosa saresti disposto a perdere per salvare quello che vuoi davvero, sì, quello sì. 

Di chi stai parlando. Di nessuno, come sempre. 
Con chi stai parlando. Con nessuno, come te.

Provarci, mille volte e mille volte ancora, a far notare la presenza di un tuo sentimento e restare comunque invisibili perché è così che deve essere, perché così è meglio, perché così è tutto più al sicuro. Tanto non esiste. Forse non sei tu, è lo sfondo ad essere sbagliato. Non cambierà niente. E poi perché dovrebbe cambiare. Siamo abbastanza adulti per fare finta di niente. Io non te l'ho mai chiesto, di crescere. No, non voglio più. Non c'è spazio a sufficienza in un cuore intriso di passato. Diventare impermeabili ai sentimenti è un meccanismo di autodifesa. Se solo riuscissi a buttare i nostri sorrisi in due, di quando a tutto il resto vien quasi paura di disturbare. Non sono come te, ma volendo so essere anche peggio. 

Se smetti di raccontarti a qualcuno è perché questo ti conosce così bene da capire i silenzi, oppure non vuoi più faccia parte della storia.

L'amore è un cambio di prospettiva, perdonare chi ti ha trattato nel modo in cui ora tratti tutti quanti gli altri.

sabato 14 dicembre 2013

La distanza non è spazio, è esattamente tutto quello che non fai per annullarla.

Un passato che non fa più male lo si riconosce dalle fondamenta stabili del presente. Se non fosse per quel rumore di dubbi di sottofondo certe certezze suonerebbero stonate.

Il mio pianoforte, tu.
I miei sorrisi, spartiti persi e mai più ritrovati.

Pensieri sciolti nel caffè, parole condensate sulle labbra, baci bisbigliati prima di un ci vediamo dopo. Le mie canzoni sottoforma di persona.
Abbiamo un cuore di corteccia da incidere e l'anima d'edera per poter nascondere la scritta, ti dicevo mentre tu guardavi le luci al di là di un finestrino.
Nessuno ti conosce di più di chi ha condiviso i tuoi stessi errori, come se quegli stessi errori si potessero tagliare in due e spremerli e poi bere il succo, perché ti fa bene.
Troppo amaro da mandar giù, il rancore.
Le parole pesano nelle tasche almeno finché non ti accorgi che basta così poco per strappare la stoffa dei silenzi e farle scivolare via. Anche quando sembra che non ci sia bisogno di difendere qualcosa, non è detto che un sorriso non sia già una protezione.

Quei ritorni inutili e bellissimi, che lasciano gocce di passato e poesia negli occhi. Inutili e bellissimi, come un parco quando piove, dicevi. Acqua sempre uguale, che cade, scorre, cancella, incide. Come i passi cadenzati verso la meta, la stessa meta che può dividere o unire. 
Fuori solo aria di tempesta. Noi chiusi a chiave dentro un vechio e caldo blues. Una pagina bianca da accarezzare, per sentire i solchi dei ricordi. Strade sulla pelle, che se solo portassero da te le saprei fare anche ad occhi chiusi. I sentimenti lasciati fuori al freddo, tanto che adesso c'è troppa corrente di pensieri.

Entra nella vita di qualcuno solo se hai intenzione di restare.
E se decidi di restare, non scordarti di chiudere la porta.

On Air: Angus & Julia Stone - I'm Not Yours

domenica 17 novembre 2013

Niente è più imprudente della felicità.

Volevo mani d'edera tra le lenzuola, per arrampicarci su quello che rimane da difendere. Vicino o lontano che sia. E sentirmi libera di abbassare le difese. Almeno per un po', almeno finché ci sei tu. E sentire il profumo del mondo fuori quando è ancora scolorito, con le luci ancora accese, i silenzi da prossima fermata ed essere di ferro e vetro, per avere la stessa destinazione. Perché, alla fine si sa, o mi si ama così o non mi si ama per niente. 

Volevo confondere il tempo e lo spazio, invece il niente si è confuso con me e te.

Volevo sentire quelle parole non dette perché messe da parte come un giocattolo che non usi mai altrimenti poi potrebbe non funzionare più. E levarmi di dosso questa distanza e i fili dei discorsi che lasciano segni e disegni da colorare di nero inchistro. E invece siamo rimasti fermi sul molo, cercando il nome giusto da dare al viaggio, fino a dimenticarci di partire, abbandonando i cuori sugli scogli, tra le intenzioni, che devi stare attenta a come ti muovi. Ché di sicuro qualche gatto del porto passerà di lì a fare colazione. 

Ed è vero, alla fine lo si ritrova sempre l'equilibrio perduto, basta fare finta che non t'importa più.
Ed è vero, alla fine ci si ritrova sempre, quando ormai è da un'altra parte che si vuole stare.

Volevo i naufragi tra le tue braccia, con l'orecchio fin dentro alle vene per sentirci nei cuori, come in una conchiglia, occhi che tengono per mano e mani che stringono forte per non lasciarsi andare. E invece poi, non preoccuparti, lascia stare. Ed è buio, quel buio che prende ogni spazio dentro di te, basta che ci sia abbastanza luce lì fuori. Volevo solo orologi a segnare lo spazio che ci divide, per avere parole da bere dalle labbra, trovarsi e senza saperlo, sciogliere i grovigli che ci portiamo dentro. Vicini senza dirsi niente, senza dover per forza trovare un pretesto per stare uno di fronte all'altra. I silenzi, quelli belli. 

Volevo essere per te, quando tutti gli altri non sono abbastanza.

Rimanere fermi sulla soglia del tempo per paura di fare passi sbagliati è il modo più facile per aprire la porta al rimpianto. Nessuno ti conosce di più di chi ha condiviso i tuoi stessi errori.
In punta di piedi rovista tra le attese, in cerca del futuro più adatto a te. 
Sali lungo i gradini dell'importanza. Poi guarda giù, ti accorgerai che è imprudenza. 

Volevo essere la tua imprudenza.
Bellissima e impunita.

mercoledì 23 ottobre 2013

Non preoccuparti per me, ti passerò.

La bellezza è il coraggio di tutto ciò che è fragile. Io non so essere fragile. E non ho una felicità adattabile alla tua. Se almeno io e te fossimo silenzio, potremmo far finta di esserci capiti male. Ai lati delle strade le foglie cadute, a coprire il cemento. Così, come un sorriso può nascondere i segni e le crepe sul cuore. 

Era destino. 
No che non lo era, di sicuro non era amore. 

Se riesci a vedere del romanticismo nel concetto di destino è soltanto perché hai poca fantasia. 

Era a Porta Venezia. Era inverno ma gli angoli del tuo corpo continuavano a ricordarmi il primo sole di maggio. Era una notte che sorrideva, mentre tutti gli altri erano distratti dalla pioggia. Sono scesa due fermate prima. Tu lì. Poi niente.
A volte fare la cosa giusta non è la cosa giusta da fare.
Cosa sarebbe stato, cosa. Un non appena che, un quando nel futuro. 
Perdersi, prendersi per mano, sbagliarsi, lasciarsi porte aperte alle spalle. 
Leggersi, scivolarsi via.

Ogni volta, me lo chiedo e faccio finta di non ascoltare la mia risposta. La differenza tra un compromesso ed una rinuncia sileziosa è uguale a quella tra un battito di ciglia ed uno di cuore.
Ogni volta che ti ho spostato dal mio centro alla mia periferia, ti ho insegnato come trovare la strada del ritorno. Attorciglio capelli intorno alle dita, le dita intorno alle parole e le parole intorno a te. Il tempo dilata anche le più piccole distanze. E sì, ci vuole il tempo necessario, non tanto per fare una scelta la giusta, ma per continuare con le proprie scelte senza voltarsi. 

Ci troveremo sempre nelle pause, tra una canzone e l'altra, tra qualcosa che finisce e l'attesa di nuove note.

E sta tranquillo.
I miei pensieri su di te stanno tutti bene,
nonostante i miei sforzi.

On Air: Joseph Arthur - I Used To Know How To Walk On Water

domenica 20 ottobre 2013

Prendimi cura di te.

La musica a volte fa dimenticare, altre volte è un marchio a fuoco che brucia ad ogni replay. 

Mark Lanegan non è più come prima, dicevi. 
Né meglio nè peggio, soltanto diverso. 

Attaccare una rosa al muro non fa un Magritte, dicevo. Provare a guardare oltre lo sfondo neanche, ma almeno conosci le regole del gioco.

È un gioco in cui vincere non importa a nessuno, 
dicevi. 
Allora è soltanto un gioco per te. 
Pensavo, ma non dicevo.

Non servono i chilometri, le persone si perdono anche in spazi piccoli come quelli tra una parola e l'altra. Sforzarsi di dimenticare è il modo più facile per rimanere attaccati ai ricordi. Dovevi rimanere un'impressione, come le prime note di Ballad of the broken seas, ma poi arriva quel momento in cui o cambi tu o cambia lo stato delle cose e quindi o fai un passo avanti e diventi un sentimento o non ti ritrovi più.

Per vedere quanto pesano i silenzi basta metterli in tasca e aspettare l'alta marea dei pensieri. 
Spiegarsi non serve a niente se dall'altra parte non c'è qualcuno che vuole sapere. Le vele di pagine bianche hanno aspettato parole come vento e aspettano ancora, aspetteranno sempre, ma se anche arrivasse sarebbe in una direzione che oramai non ha più senso. 

È facile nascondersi dietro la punteggiatura, nelle pause, tra i respiri, legarsi coi punti interrogativi come se davvero si avesse voglia di scappare. È facile nascondersi dietro quello che non sarà mai, sparire come fumo tra le dita e sperare che ne rimanga l'odore a ricordarci di essere stati lì. È facile camminare su una strada come tante, con passi lenti per non disturbare o di corsa per fregare il tempo senza lasciare imponte per il ritorno o per essere trovati. 

Difficile è raccogliere le parole, come conchiglie sulla riva, quando vengono coperte dal rumore dei Tanto non t'importa. Difficile è accorgersi dei pensieri che partono già stanchi ma che sono per te e se non arrivano andarli a prendere. 
Difficile è, tra un mare di sorrisi che si avvicinano, 
trovare quello che si incastra perfettamente col tuo.

On Air: Isobel Campbell & Mark Lanegan - Ballad Of The Broken Seas

Chiedetelo a Rory Gallagher.

La musica che non piace agli altri ha sempre qualcosa di magico. Sì, molto di più rispetto a quella che invece accomuna. Stessi gusti. Okay,...