venerdì 13 aprile 2012

Sole di mezzanotte.

E non è vero che ti sto cercando, è che mi trovo sempre quando sto con te. Ed è sempre troppo poco quello che ho e sono sempre troppe le cose che mi mancano, come il suono della tua voce che fa addormentare la rabbia, le tue mani tra i miei capelli che mi allontanano le sigarette e i nostri corpi così stretti da non lasciare spazio all'insonnia.
E continuo a cercarmi anche tra le bugie che si dicono, come quella che sarà il tempo a limitare i danni o che sarà l'abitudine a prendere le mie carte nella nostra partita per avere una mano che non sia la tua nella mia.
E allora cercherò di collezionare i giorni tutti uguali, quelli che hai creduto fossero tuoi, per intrecciarli con le parole che siamo costretti a leggere nel vuoto che ci siamo aperti dentro. E sarà come respirare, per la prima volta. 
E all'improvviso, come dopo una lunga apnea, ritroverò il posto dove mandare le parole per sentire il suono di tutte quelle che abbiamo detto sottovoce, per non disturbare, mentre dovevano essere urlate.
E spegnerò tutte le luci delle stanze dei ricordi che ci hanno visto camminare insieme perché la notte porta sempre più altrove di quanto siano capaci di fare le distanze. E poi mi metterò a ridere, tra la gente. Sì, tra tutta questa gente al buio, che non vede.
Che non mi vede.

On Air: Sinead O'Connor - Reason with me

sabato 24 marzo 2012

Andare via, in un fermo immagine.

Sarà colpa delle stagioni, quelle che ci portiamo dentro, del tempo sempre troppo poco e di questi giorni lunghi come secoli che si dilatano tanto da non farci capire la differenza tra la fine di uno e l’inizio dell’altro. Sarà che ho smesso troppe volte di fumare e che continuo a collezionare assenze. Sarà colpa dei finti telegiornali, delle statistiche e di tutte quelle cose stupide che siamo stati costretti ad imparare come avere sempre qualcosa di bello e di sensato da scrivere. Sarà che dobbiamo scavare a mani nude nella terra per vedere che il sangue c’è e si mescola alla pioggia, che abbiamo bisogno di nuotare in un oceano congelato per avere freddo e capire che in fondo non abbiamo così tanto giaccio dentro.

E non sarà poi così grave se ci scopriremo in ginocchio a raccogliere le carte del castello che ci è crollato addosso e se io non ti ho mai raccontato dell’idea che ho del mio inverno e della tua estate. E non sarà così grave se mentre mi parli delle tue catastrofi, delle percentuali e degli schemi riassuntivi dei tuoi progetti io rimango indecisa tra lo stare ferma e lo stare via. E non sarà nemmeno così grave salire su treni dagli orari incomprensibili, insieme, ma con destinazioni diverse.

Tu raccontami e lasciati raccontare. Inventiamoci qualcosa di meglio per non lasciarci passare e non finire annegati nei soliti trucchi e discorsi per paura di riuscirci a vedere davvero e sentirci plausibili.
Inventami un filo di voce affinché io possa farne un raggio capace di attraversare i metri e le atmosfere di profondità per ricordarti come ci si sente a tornare in superficie.

martedì 6 marzo 2012

Sei perché non siamo più.


Sei le mie risposte brevi, i tuoi segreti degli armadi e il nostro vizio di partecipare che tanto ci siamo già persi. Sei le opinioni prese in prestito e le riunioni di condominio dei pensieri. Sei i graffi sulle mani, le citazioni e le agitazioni, sei anche le citazioni da primi premi e tutti i tuoi discorsi seri sui sentimenti rinnovabili. Sei il condizionale passato di ogni frase. Sei le foto dove stiamo stretti e le cicatrici dei ricordi. Forse sei anche tra i giorni quando ho deciso di non tornare più. Sei la siepe del Leopardi e non voler andare oltre. Sei tempo libero da non so che cosa e tempo perso che non trovo. Ma rimani sempre e comunque il giorno dopo. Sei frasi del tipo "E' troppo tardi" e i miei dialoghi interiori in cui mi dico quello che non voglio sentire. Sei tra le risposte che ho sbagliato solo per pigrizia di essere felice e vagamente divertente. Sei i sorrisi leggeri mentre i coltelli della nostalgia continuano a fare il proprio lavoro nello stomaco. Sei la mia non voglia di insegnarti e la mia non voglia di imparare. Sei la mia statua interiore che Diderot dice non riscirò a demolire. Sei i pensieri confusi che uso per trovarti per caso, sei occhi marroni che usavo per guardare lontano. Sei rabbia che dalle mani finisce sui tasti. Sei i miei silenzi cancerogeni. 
Sei qualcosa che devo smettere.

On Air: Radical Face - Ghost Towns

lunedì 13 febbraio 2012

Senza forse.

L'aria fredda di un inverno che sembra si sia svegliato troppo tardi ha richiuso la porta che avevo lasciato aperta apposta con la speranza di vedermi ritornare. Sì, io che non credo si essermi mai mossa da qui, dalle nostre dichiarazioni mai fatte e dalle frasi che hanno prodotto solo occasioni perdute. Vorrei riuscire a ricordare almeno il tuo nome perché potrebbe aiutarmi a ricordare come mi chiamo io. Forse quella porta l'avevo lasciata aperta per te. 
Il vento ora porta lontano verso cieli guasti con sfumature di luci tutte uguali e qui c'è una mano gentile che mi stringe e non mi lascia andare. Perfetta ma mai come la vorrei io. Poi quando le ombre diventano pesanti da rovinare la leggerezza del pavimento cerco di togliermi di dosso i rumori del buio con la tua voce. Forse quella porta l'avevo lasciata aperta per me.
Ho buttato via tutto quello che non ho, tanto che adesso la stanza è vuota e inutile come un parco quando piove. Mi porterò dietro le immagini fingendo di conservarle nitide per sempre come quella sensazione di comodità che solo gli abbracci sanno dare perché i ricordi non possono essere nè di parole nè di fatti, prima o poi quelli si dimenticano. Quello che la gente non dimentica è come l'hai fatta sentire. Si spiegherebbe così il ricordo che ho di te senza averne mai vissuto uno. Forse quella porta non l'ho mai aperta.
Avrei voluto parlarti di tutte le bugie che ti ho raccontato e che tu mi dicessi che non c'è niente di male perché a volte bisogna fare qualcosa di cattivo per fare qualcosa di buono. Le bugie più belle conservale per quando sarà diventato ormai troppo presto per trovarci, perché che tu lo voglia o meno la vita che non vivi ti consuma a morsi e poi morde ancora e ancora, senza che la carne si stacchi dall'anima ma abbastanza da farla sanguinare. E io ho le cicatrici dei rimorsi proprio identiche alle tue. Forse ho lasciato le chiavi di quella porta lì da te.


sabato 11 febbraio 2012

Tre gocce di niente.

Regalami qualcosa di diverso, qualcosa che ho cercato, trovato e poi peduto nel vuoto. Regalami quella parte di te che ho visto, toccato e forse immaginato. Ricordi? C'era una canzone, un ragazzo, un ombrello e un pensiero sul quale siamo inciampati. Poi c'erano le luci, il vino e una casa che adesso non so più a chi possa appartenere, però ogni tanto passo di lì, mi fermo a guardarla per un po' e poi riparto. C'erano la spesa, i libri, le bottiglie sugli scaffali e un letto matrimoniale in cui dormire spesso da soli. 
Adesso spero finisca presto questa serata che non è mai iniziata e io non sono io. E' solo qualcun'altra attraverso me che cerca parole, cerca le chiavi nella borsa per aprire una porta che non è quella di casa tua, forse cerca ancora te.
Regalami qualcosa che non ho già perso.

On Air:  Kashmir - In The Sand


mercoledì 8 febbraio 2012

Retorica è l'arte del non dire

Quando ti ho chiesto dove vai intendevo dove vai quando sogni.
Hai distrutto le pagine che avevo lasciato vuote per te.
Con le parole non si possono gestire a mani nude le intenzioni ma tu continui a scrivere simboli e io ormai sono troppo stanca per volerli interpretare come emozioni.
Lo spazio tra di noi rimane quello tra una parola e l'altra, sempre lo stesso per non farle toccare e maledettamente sempre giusto per rispettare le regole che ci siamo imposti.
Il mio errore è stato voler fare di te un riassunto dimenticando che sei la mia parafrasi.

sabato 4 febbraio 2012

Corruttibili al bianco

Distesi su una nuvola di neve e lenzuola ci guardiamo senza più vederci. E' bello vedere crepe giganti nel vetro delle intenzioni altrui, dove le parole si perdono nell'atmosfera rovinandola e rendendola irrespirabile, dove i sorrisi più veri rimangono quelli segreti, quelli di chi segretamente sa di poter riuscire ad andare avanti nonostante tutto. Gli anni ci hanno insegnato che i sogni non si insegnano. I sogni ci hanno insegnato che il tempo può non esistere.



On Air: The Honey Trees - Find Home

Chiedetelo a Rory Gallagher.

La musica che non piace agli altri ha sempre qualcosa di magico. Sì, molto di più rispetto a quella che invece accomuna. Stessi gusti. Okay,...