giovedì 16 agosto 2012

Quei due.

Ho smesso di dirti bugie da quando non ho più bisogno di un alibi per dire quello che penso davvero, perché si sa, non sono i segreti, è la parte di verità che puoi creare decidendo di tenere nascosta un'altra il problema. E poi le dinamiche della tua esistenza quando ignora la mia sembra cancellare solo tutto quello che non è strettamente compromettente. 
Ti ricordi il nostro fingere di non essere proprio quello che stavamo cercando? Ti ricordi come fingere era il nostro personalissimo modo di fare promesse? Ti ricordi come le parole ci scivolavano tra le mani diventando silenzi dall'odore di pioggia sulle strade e sui volti? Ti ricordi il nostro gioco di sguardi non corrisposti? Ti ricordi quando mandavamo i nostri punti di vista a farsi un giro lunghissimo per poi lasciare raccontare a loro al ritorno com'è il mondo visto di lato? Ti ricordi i viaggi sui binari in prognosi riservata e noi che continuavamo ad aspettare il treno del nostro futuro? Ti ricordi quando la terra invidiosa del mare imitava le onde? Ti ricordi quando sembrava tutto meno fragile se visto dai tuoi occhi messi di fronte ai miei?
Ti ricordi come si amavano quei due e come si dimenticarono ancor prima di essersi incontrati? Mi ricordi?

Lo so che ho i pensieri spettinati, ma ti prometto che li metto a posto e anche te.
Tornerò verso le Ormai è Troppo Tardi e se non mi vedrai arrivare sarà solo colpa tua che non hai saputo aspettare.

On Air: Cinder and Smoke - Iron and Wine

martedì 31 luglio 2012

Quello che resta.

 Quel rischiare di essere felici e la troppa prudenza che tiene stretta la pelle, il cinismo di quei colori che si lasciano attraversare dalla luce cambiandole colore per sempre, come io con te. Quella colpa che parla ai sensi con entusiasmo, io e quello che voglio quando quello che voglio non sei tu. Quel camminare sulla superfice di un nuovo pianeta, come su di te. Quel sole che fa venir voglia di nuove ombre e allontana gli abbracci. E poi quei sorrisi che ti confondono, che non sai se ricambiare con un altro sorriso o iniziare a preoccuparti che ti mancheranno. Tanto io con te volevo solo condividere quell'estinzione. Quei meccanismi di autodifesa o autodistrzione, come quel cercare di dimenticarci. Quel silenzio che rimane ad ascoltare anche le parole che non gli hai mai dedicato e quei temporali d'estate che arrivano sempre all'improvviso, come quei ricordi che annullano le distanze.

E alla fine conteranno solo le parole che non hai detto per non ferire chi con te aveva già iniziato a farlo da troppo tempo. E appenderemo le nostre collezioni di Sarebbe potuto essere al muro del passato lasciando con cura lo spazio vuoto su quello del presente.
Ed era bello quando mi raccontavi della notte come se stessi parlando di me. E tu lo sapevi che quando la notte ha un corpo ha sempre un inizio e una fine ma mai un quando. 

Ora sei quella mia prima canzone triste mai ascoltata. Distanti da ogni regola del tempo, perché è d'istanti che sono fatti i sempre.

On Air:  Moddi - Smoke

giovedì 14 giugno 2012

Penelope ha perso.

Avrei voluto non superare quel muro degli occhi che nasconde il mondo di torri e bugiardi che sta per crollare e continuare a dormire. Avrei voluto fossimo dei satelliti e non delle nebulose scintillanti che orbitano insieme lentamente per poi allontanarsi per sempre. Avrei voluto guardare per meno tempo i cieli neri, ma io li guardo costantemente e anche di giorno. Avrei voluto proteggerti dalle assenze, che tu mi ascoltassi solo quando non era importante e che ti ritrovassi solo nelle parole belle. E spostarti dal cuore alla testa per farti passare con un'aspirina, mantenere le promesse e non soltanto le nostre bugie e magari lasciarci accadere invece di lasciarci raccontare.

Avrei voluto prendere le tue mani non solamente quando si alza il vento e il buio prende tutto lo spazio attorno. E magari vedere i tuoi occhi mentre amano, perché li conosco e so che lo faranno.

Avrei dovuto tenere stretto un nuovo respiro tra le braccia senza lasciare che bastasse un tramonto al sapore di te per farlo andare via. Spegnere il cielo e andare a dormire ché di notte le coperte scivolano via dai pensieri fatti di specchi e niente riflette meglio del buio. E magari usare parole nuove ché quelle vecchie riempiono solo il bianco degli occhi. Avrei dovuto lasciare che fossi tu a deludermi e non io, per averti permesso di farlo. Avrei dovuto abituarmi alle mancanze e non fermare quelle mani  che sfioravano l'anima per non togliere le mie da quelle sicure.

Avrei potuto, ma sai, il tempo prima non passa mai poi ti volti un attimo ed è già troppo tardi.

 

lunedì 4 giugno 2012

Se torna è per cancellare.

Come aspettare senza aver nessun motivo per farlo anche quando ti sembra di perdere qualcosa che non hai mai avuto. Come le labbra prima di un morso sulla pelle che tu continui a chiamare baci. Come i forse nelle risposte detti solo per vedere se gli altri continueranno a restare per sapere il perché. Come continuare il nostro gioco di specchi nascondendo il coraggio necessario per stare dalla parte sbagliata. Come la rabbia travestita da insonnia, l'amore per le promesse mancate e l'odio per quelle mantenute. Come la cenere che rimane dopo un disco che sfuma, le luci che scorrono nel finestrino e i pensieri che sono fissi solo quando li vedi da lontano altrimenti sembrano sfumature tutte uguali. Come se invece dell'inizio perfetto fosse più importante cercare le scuse più adatte per non aver fatto accadere niente. Come il mare che fa rumore solo quando incontra un ostacolo, come qualcosa che c'è sempre stata ma te ne accorgi solo quando va in frantumi.

E del mare ci manca la pazienza, il suo andare e tornare per cancellare le impronte degli estranei sulla sabbia, perché la sabbia è solo sua. E niente ha un colore così invitante come l'acqua in fondo ai pozzi degli occhi prima di un tuffo al cuore. E lo so che ti tufferai da quel dirupo, in quelle acque profonde perché anche tu, come me, odi sapere esattamente cosa succede dopo.

mercoledì 9 maggio 2012

Mani nelle manie.

Noi che la distanza l'abbiamo sempre misurata in quante volte dovevamo parlarci prima di capirci. Noi che partendo da due storie diverse ci trovavamo sempre nello stesso finale. Noi che la direzione giusta dei nostri viaggi era quella che avevamo scelto. Noi che nascondavamo l'amore dietro gli angoli dei sorrisi e della rabbia, dietro cieli di metallo e umori di carta. Noi che sempre fuori luogo e fuori tempo, ma nel posto giusto e al momento giusto col sole in faccia per riflettere ambiguità e trattenere un po' di calore per scaldare l'anima. Noi che se abbassavamo lo sguardo sulla tastiera era perché in quel momento le mani che scrivevano erano diventate quattro.
Tu che molto spesso chi ti cambia la vita è proprio quella persona che non ne farà mai parte
 e io che mi infilo come un segnalibro tra le tue pagine per ricordarti a che punto sei, ché chi ricorda non è nè felice nè triste, è solo qualcuno che vuole restare.
Tu che hai sete di razionalità e io che ho il bisogno di dare un posto alle cose senza che ci siano le ombre del passato e del futuro.
Tu con i tuoi sorrisi come anestetico prima di usare parole taglienti e io con le mie torri di silenzio che non riesco ad abbattere. Tu che chiamami anche sul tardi e io che se ti dovessi mancare.
Tu che non credi nei ritorni ma neanche a chi rimane e io che se chiudo gli occhi esprimo solo desideri da non desiderare. Tu e io con le mie nuvole scure disegnate con le tue teorie su di me. Tu e io che un noi forse non c'è mai stato.

On Air: The National - Slow show

venerdì 13 aprile 2012

Sole di mezzanotte.

E non è vero che ti sto cercando, è che mi trovo sempre quando sto con te. Ed è sempre troppo poco quello che ho e sono sempre troppe le cose che mi mancano, come il suono della tua voce che fa addormentare la rabbia, le tue mani tra i miei capelli che mi allontanano le sigarette e i nostri corpi così stretti da non lasciare spazio all'insonnia.
E continuo a cercarmi anche tra le bugie che si dicono, come quella che sarà il tempo a limitare i danni o che sarà l'abitudine a prendere le mie carte nella nostra partita per avere una mano che non sia la tua nella mia.
E allora cercherò di collezionare i giorni tutti uguali, quelli che hai creduto fossero tuoi, per intrecciarli con le parole che siamo costretti a leggere nel vuoto che ci siamo aperti dentro. E sarà come respirare, per la prima volta. 
E all'improvviso, come dopo una lunga apnea, ritroverò il posto dove mandare le parole per sentire il suono di tutte quelle che abbiamo detto sottovoce, per non disturbare, mentre dovevano essere urlate.
E spegnerò tutte le luci delle stanze dei ricordi che ci hanno visto camminare insieme perché la notte porta sempre più altrove di quanto siano capaci di fare le distanze. E poi mi metterò a ridere, tra la gente. Sì, tra tutta questa gente al buio, che non vede.
Che non mi vede.

On Air: Sinead O'Connor - Reason with me

sabato 24 marzo 2012

Andare via, in un fermo immagine.

Sarà colpa delle stagioni, quelle che ci portiamo dentro, del tempo sempre troppo poco e di questi giorni lunghi come secoli che si dilatano tanto da non farci capire la differenza tra la fine di uno e l’inizio dell’altro. Sarà che ho smesso troppe volte di fumare e che continuo a collezionare assenze. Sarà colpa dei finti telegiornali, delle statistiche e di tutte quelle cose stupide che siamo stati costretti ad imparare come avere sempre qualcosa di bello e di sensato da scrivere. Sarà che dobbiamo scavare a mani nude nella terra per vedere che il sangue c’è e si mescola alla pioggia, che abbiamo bisogno di nuotare in un oceano congelato per avere freddo e capire che in fondo non abbiamo così tanto giaccio dentro.

E non sarà poi così grave se ci scopriremo in ginocchio a raccogliere le carte del castello che ci è crollato addosso e se io non ti ho mai raccontato dell’idea che ho del mio inverno e della tua estate. E non sarà così grave se mentre mi parli delle tue catastrofi, delle percentuali e degli schemi riassuntivi dei tuoi progetti io rimango indecisa tra lo stare ferma e lo stare via. E non sarà nemmeno così grave salire su treni dagli orari incomprensibili, insieme, ma con destinazioni diverse.

Tu raccontami e lasciati raccontare. Inventiamoci qualcosa di meglio per non lasciarci passare e non finire annegati nei soliti trucchi e discorsi per paura di riuscirci a vedere davvero e sentirci plausibili.
Inventami un filo di voce affinché io possa farne un raggio capace di attraversare i metri e le atmosfere di profondità per ricordarti come ci si sente a tornare in superficie.

Chiedetelo a Rory Gallagher.

La musica che non piace agli altri ha sempre qualcosa di magico. Sì, molto di più rispetto a quella che invece accomuna. Stessi gusti. Okay,...