sabato 13 novembre 2021

Chiedetelo a Rory Gallagher.

La musica che non piace agli altri ha sempre qualcosa di magico. Sì, molto di più rispetto a quella che invece accomuna. Stessi gusti. Okay, molto romantico, come la casualità, come le coincidenze. Quella che piace soltanto a te e' diversa. 


È quella delle sette e trentadue del mattino e tu sei in macchina, prima della tempesta, a tre o quattro semafori dai sorrisi veri o falsi che siano ma che devono farti arrivare all'obiettivo, in fretta e prima che sia buio. 
È quella di quando tu sei un estraneo e più ti guardi intorno e più non fai altro che ripeterti che meno male. È quella che ti fa perdere il numero dei tramonti che hai visto da dietro quel vetro di quella finestra e invece volevi essere altrove, anche se sai benissimo che probabilmente anche in quell'altrove saresti quello stronzo dietro a una finestra pronto a perdere tramonti. 
È quella di quando non c'è nessuno o almeno può essere una scusa per non farci essere nessuno, è quel cartello "tu non puoi entrare, tu non puoi capire". Perché è bellissimo, quasi liberatorio, non essere capiti. Con chi te la vuoi prendere, con te? Più di sette miliardi di persone. Perché devi essere proprio tu. 
È quella di quando non dormi e poi ti svegli che è già giorno e non te lo spieghi, non lo sai come è che sei passato dai pensieri al sonno. Eppure, è successo. 

La musica che piace soltanto a te è una benedizione.  
Tutto il resto, on mute.

Si dice che una volta a Jimi Hendrix chiesero cosa si prova ad essere il miglior chitarrista del mondo. E lui, infastidito, rispose cosa mai ne posso sapere io, chiedetelo a Rory Gallagher.

- On Air: 

venerdì 27 febbraio 2015

Nel peggiore dei modi, a volte, è un modo bellissimo.

A cosa cazzo è mai servita una coscienza pulita. A dormire meglio, tanto non dormi uguale. Sarò un uomo migliore, è così facile dirlo, una volta che hai capito che ti sarà data un'altra possibilità per fallire ancora. Anche la più cattiva bestia nel cuore conosce la speranza. Non lo so se esiste davvero l'indifferenza, però esiste la stanchezza, la stanchezza del lottare contro i mulini a vento. E allora t'arrendi e lasci stare. E t'accorgi che è lo stesso vento che ti scompiglia i capelli sotto quel cielo rosso di tramonto mentre sorridi dei guai e delle cicatrici. A volte si tende la mano, così come i sentimenti, non tanto per afferrarne una ma per sapere se l'altro sarebbe disposto a prenderla. Si può fare a meno di tutti, nessuno escluso. S'impara, ci si abitua, controvoglia o meno. Non amore, non orgoglio. Si chiama sopravvivenza. Meglio i cuori stropicciati e usati male che quelli non usati affatto. Troppa sincerità vuol dire solo una cosa, che ormai non t'importa niente. 

È un peccato che quegl'occhi non amino mai per davvero. E si può avere nostalgia anche di cose soltanto immaginate e mai successe, amore mio. C'è sempre una ragione se qualcuno torna. Quasi mai è che gli manchi. Il sapore, quel sapere che ti sta cercando qualcuno ma tu ormai per quel qualcuno non ci sei più. Le gocce che scivolano giù lungo un calice di barolo. Non cercare di cambiare nessuno. Che ne so, m'aspettavo che la felicità fosse più divertente. C'è più sentimento in certe bugie che in mille spietate verità. Nessuno fa finta di niente. Si continua a prendere appunti, sempre. Finché poi, oh guarda un po', non eri che due righe. Non la rabbia i rancori i litigi, è la noia che porta altrove. Quella grandissima puttana della noia. Non lasciate il tempo di interpretare un silenzio, sbaglierai o sbaglieranno. Riempili quei silenzi, con ciò che vuoi davvero. Ai sentimenti affamati di pubblicità. A quelli, tu non credere. È amore anche il rimpianto di ciò che non è più. 

E se un giorno t'accorgessi che le parole d'amore a volte sbagliano destinatario, anche per una vita intera. 
Non sono gli altri ognuno si fa a pezzi da sè. 
Di quando sbagli tu. 
La tenerezza, del rimediare. 
Di me, che ci ricasco sempre. 
E poi sorrido.

Più che una promessa, la nostra era una scommessa. 
E si ama d'azzardo, amore mio, sempre. 

Non m'aspettare sveglio, faccio tardi, più che altro non m'aspettare.

sabato 11 ottobre 2014

D'amore non si muore, ma neanche si guarisce.

Una finestra sconfinata, nei tuoi occhi, se solo mi lasciassi prendere, per una ragione. Le sere in cui puoi mettere il cuore fuori ad asciugare e ritrovarlo al mattino, fresco e senza l'ombra di cicatrice. A volte quello che sembra rosso vivo a guardarlo bene è solo acquerello che va via presto. A Picasso, ho sempre preferito Modigliani. Cosa ne posso sapere io. E siamo due bugiardi, ma due bugiardi legati stretti. Che riconoscono presto le bugie uno dell'altra ma fan finta di niente, per non svelare le proprie. Tutta la deriva dei continenti, tra le costole. Notti di perché non rimani mai detti, carezze tra i capelli e che tanto poi parto non ci pensare. 

Dare un nome giusto ai legami è sempre servito di più agli altri che ai protagonisti di una storia. Certe cose succedono solo una volta nella vita e ci sono cose che somigliano a sentimenti e sentimenti sotto forma di persona. La confidenza estrema di potersi permettere l'invisibilità. Quello che ti frega dell'amore è che pensi sempre di non poter essere tu. E trovarci del blues tra le mie canzoni, dei pensieri come aeroplani di carta lanciati per chissà dove, una distrazione un po' più giusta delle altre. Sorrido sempre, quello sei tu. Tipo le cose dai bordi scuciti, i come i pezzi di cuore e i baci rubati a Nantes. Non far niente per farsi accadere, era questo il nostro peccato. E per fortuna i desideri se ne fregano di quanto tu possa impegnarti a non volerli. 

Nel bene o nel male, se sei l'eccezione, ci sei riuscito. Non importa quanto sei stato cattivo, mi hai detto che era quella notte a Rotterdam o Berlino non ricordo più, non importa, incontri qualcuno e inizi una nuova vita. E poi mica lo sai che nell'altra eri davvero tu, hai detto. Quando sei perso nei silenzi di qualcuno, l'unica cosa che ti rimane da fare è aspettare che quel qualcuno ti venga a prendere. Quelli che si amano li riconosci qualsiasi cosa stiano facendo si stanno aspettando. 

Tra tutte le storie i per sempre sono quelli che si ricordano meno. Non può un ricordo sporcare un'esistenza. Col tempo ci si concentra sui dettagli e si perde di vista che, nonostante il tempo, certi amori non smettono di esistere. Il passato non si può cambiare ma puoi decidere tu se questo sia qualcosa che ti spaventa o ti rassicura. Quando hai l'anima incasinata e tu non sei ancora pronto per metterti a posto, quella deve essere la felicità. Resta o vai via, ma non tenere mai qualcuno con te se poi cerchi qualcos'altro, hai detto. I sentimenti che muoiono nella continua ricerca di un loro senso, l'orgoglio che fa perdere di vista il risultato, il nostro saper scegliere chirurgicamente cosa non dire per non mentire. 

Non voglio amare mai più, la bugia più dolce che t'abbia mai sentito dire. 

Per quanto possa essere fatto a pezzi un cuore, ci troverai sempre al suo interno la prospettiva dell'infinito. Ti ho messo al sicuro tra le cose che non si possono raccontare ma soltanto vivere sulla propria pelle. E tu spera sempre di non finire tra le cose perdute perché capite troppo tardi.

Certe labbra son capaci di dire di tutto, anche addio. 
E poi, migliaia di chilometri dopo, accorgersi che t'ameranno sempre.

martedì 20 maggio 2014

Appartenersi, non si decide, è così e basta.

I labirinti sulla pelle, le autostrade tra i cuscini, le attese da sciogliere. Quanto può essere dolce una notte senza sonno. Ognuno ama come può. I più fortnati lo fanno senza accorgersene. A furia di leggere tra le righe si finisce per affogarci dentro. Le persone non cambiano. Ti abitui, fino a non farci più caso, fino a convincerti. I vuoti dentro li può riempire soltanto chi li ha creati. Esserci sempre o quasi, per non darsi per scontato. Calze smagliate e calze che vale la pena smagliare, il post punk inglese. Non perdere mai l'occasione per sembrare migliore degli altri, l'esserlo davvero. La pace in amore che non esiste, il tempo necessario per preparare un nuovo campo di battaglia. Gli amori che finiscono molto prima di trovare la scusa giusta per lasciarsi. I non detti e il diventare le parole che ti tieni dentro. Salutarsi di corsa come se si avesse altro di più importante da fare e poi passare tutto il tempo a mancarsi. Incontrarsi, una roba da tutti. Tu, riconoscimi. L'inseguire che prima o poi stanca e se non stanca cambia ciò che vuoi tu davvero. Tutto quello che tanto prima torna, a parte le volte in cui non c'eri. Perché se quelle tornano è soltanto per ricordarti che avresti dovuto esserci. Dimenticarsi e fare finta di averlo fatto soltanto per dare un senso ad un'assenza. Le mancanze che fanno sembrare sempre il cuscino mezzo vuoto, l'amore che insegna che non può essere uno qualsiasi a riempirlo. Cuori e catastrofi, così per ricordarti che devi ricominciare. Aspettarsi svegli solo per dirsi che no è troppo tardi ormai per parlare. Milano che è sempre lì in mezzo qualsiasi aereo prenda per venire da te. Il tempo perso ad inseguire altro, il tempo perso a inseguire niente. L'amore ad alta voce a cui io non credo mai, le mie canzoni senza voce che tu non ascolti. Volersi diversi, volersi troppo, non volersi per niente. Fossimo soltanto disposti ad essere migliori l'uno per l'altra. Quel dover apparire forti che ci faceva a pezzi dall'interno. I temporali non autorizzati e ridere sotto la pioggia. Per quel che vale, così come viene. Poi, la capitale. Le domande che non meritano risposte, domande stupide a cui non puoi rispondere con la verità. La tua sciocca pretesa di far luce nel mio cuore buio. Tra Parigi e la luna. E se poi non ci fosse bisogno di nascondersi. Gli orizzonti che disegnavo nei tuoi occhi quando tu non guardavi, la mia prima vera direzione in comune. E quando non sono riuscita a dire niente. E a volte piove soltanto dentro. Un ombrello al contrario, il sorriso. Le pozzanghere, ai bordi nelle periferie degli sguardi. Perché quando si ha qualcosa da proteggere si diventa fragili. Se solo tu non fossi stato quel disastro bellissimo che stavo cercando. Troppo facile essere indispensabili. Prova tu, piuttosto, a restare quando nessuno ha bisogno di te. Il tempo che passa sempre troppo in fretta quando ci si tiene tra le mani. Di segnali sbagliati nelle intenzioni, ci si può perdere e non trovarsi più. Non mi ricordo se era questa via o l'altra quella che porta da te. I grovigli di occasioni perdute, da buttare nella Senna. Le cose capite soltando dopo le loro conseguenze, le cose lasciate in sospeso come lame che al primo luccichio già sai che ci passerai il dito. Le cose come i sentimenti. Se solo quel giorno ci fossimo lasciati stare. 

Essere infrangibili e non sentirsi mai soli, dimmelo tu com'è che si fa.

On Air: Brian Crain - Wind

mercoledì 2 aprile 2014

A mettere i sogni nelle mani di qualcuno ci si perde il sonno.

Le persone non cambiano. Imparano a fingere, ma è diverso. I cuori infranti si riconoscono dal loro essere convinti di non aver bisogno di un abbraccio, anche se costantemente poi lo cercano. Ci costruiamo una corazza, per essere preparati, per difenderci. E quando arriva una carezza neanche ce ne accorgiamo. Essere bravi a nascondere le proprie debolezze è una condanna che ti rende vittima e carnefice, allo stesso tempo. 

La pioggia lava i ricordi e quando smette, come succede con gli occhi lucidi, si amplificano i riflessi di ciò che resta, indimenticabile. La rabbia è come quei graffi non guariti del tutto. Non ci fai più caso, ci passi le dita, tiri via la crosta e ricominciano a sanguinare. Non credo nelle pagine che volano via, credo nelle parole che anche se cancellate lasciano i solchi nel tempo a venire.

L'amore è sempre giusto, al massimo è il destinatario quello ad essere sbagliato. Mi dicevi, dai tuoi di anni ai miei che erano quasi la metà. 

C'è differenza tra sentirsi interi ed essere completi. Un cuore deve incastrarsi ad un altro, per non battere a vuoto. Mi dicevi, tra le mani, gli abbracci a sei corde ed i legami visibili soltanto a noi due.
 
Guarda bene quello che provi, guardati dentro, prima di calcolare le distanze. 
Mi dicevi. Ed io non c'ero già più.

Basta non dire la parola giusta una volta soltanto, quella volta soltanto, e due esistenze prendono strade diverse. E io forse, i tuoi occhi tra la gente, li ho cercati per una vita intera. E allora ti tengo lì, tra le cose accadute e quelle che devono ancora accadere. Per fermarti o lasciarmi fermare, quando mi vien voglia di mandarti via. 

Tu, che non sei come tutti gli altri, fammi libro da leggere.
E trovaci scritti, l'uno accanto all'altra, soltanto nelle frasi felici.

On Air:  Bon Iver - Holocene

lunedì 3 marzo 2014

Niente inganna gli occhi quanto l'attesa.

Questo essere distanti anni luce ci farà vedere più buio di quello che già c'è, dicevi. Più che i sentimenti colorati, dovrebbero inventare quelli biadesivi, dicevo. Certi silenzi non si inventano per caso, si costruiscono per chiudersi dentro e poi sta agli altri decidere da che parte del muro stare. Siamo un lieto fine senza libro. E ora non sappiamo più in quale pagina trovarci. Dei nostri sbagli messi in mostra come giustissimi atti d'amore, ne faremo medaglie o cicatrici. Un mare scuro di rabbia, fuori e dentro, la pioggia sui vetri che se almeno fossero occhi saprei come venirti a prendere. Le mie frasi senza senso, ciniche e spietate, come segni di catene sui polsi ormai liberi e che poi si perdono in carezze. I tuoi dubbi stretti tra le ciglia, le ali stanche messe a riposare in soffitta insieme alle promesse non mantenute, le notti con le lune storte e tutte quelle cose che vogliono tentare d'essere ma tu hai ancora l'anima addormentata e allora passano, senza lasciare traccia. Senza di te. 

Daremo la colpa alla nebbia se siamo spariti.

Alle mancanze prima o poi ci si abitua, dicevi. Certo, dicevo, solo che di solito è un prima o poi di qualcun altro. E nascondevo tutta Lione sotto il cuscino e confondevo le tracce. Portami con te, ma forse non te l'ho mai detto, anche quando chiudendo gli occhi lasci tutto il resto fuori. Il mio vestito blu sul pavimento e i pensieri danzanti che attraversano a piedi nudi le strade sotto la tua pelle. Le ferite da foglio di carta sono da mettere in conto quando si ha a che fare coi sentimenti frastagliati. Il tempo. Il tempo le curerà tutte. No, il tempo rende insensibili ed è diverso, dicevo, ma di aspettare aspettavo lo stesso. 
Avere qualcosa contro cui combattere rassicura. 

Cresceranno spine sulle corde della tua chitarra. 
Col cuore in penombra, tu cerca la rosa. 

sabato 1 febbraio 2014

Di quando.

Di ricordi come fogli di carta bagnati, ché se cerchi di aggiustare tutto passandoci le dita rischi di strappare via persino te. Di viaggi da fermo, che non sai da dove iniziare e neanche come finire ma non t'importa, ti serve solo un pretesto per essere altrove. Di spalle giuste per incastrarsi coi volti e nei respiri. E rimamere lì, perché quella è la vera meta del viaggio. Della tristezza che va sfumata, come quelle vecchie canzoni che disegnano sorrisi sul giradischi.

Di quando uno intorno alle parole ci gira e ci rigira per trovare il modo migliore per dirle, ma poi si perde ed è silenzio. Di quando ci si ritrova ad aspettare, mentre tutto quello che vuoi succede dentro ad una finestra che non è la tua. Di quando è come se ci conoscessimo fin sotto la pelle, col nostro giocare a nascondersi e col nascondersi per essere trovati.

Di quando si è lontani da diventare invisibili, soltanto per disegnarci di nuovo ogni volta che ci guardiamo. Di quando tutto il resto sbiadisce fino a sparire, un po' come la prima volta che ci siamo presi per mano. Di quando due solitudini vengono cucite insieme, per essere soli ma in due e per far male quando si cerca di strapparle via.

Di canzoni che ormai conosci a memoria ma che rimangono con la meraviglia di trovarci cose nuove ogni volta che le ascolti. Di finestrini laterali e di nessuna visione frontale, in cui quello che è adesso si perde nelle sfumature che non sai cogliere. Di cieli aperti scoppiati nella vita di qualcuno, per sbirciarci dentro. Di sorrisi come sapone per togliere il grigio alle nuvole.

Di quando gli errori migliori sanno di salsedine e del mare chiuso dentro a quella parola che non riesci a pronunciare. Finiremo per non sentirci più le mani, finiremo per non sentirci più tra le braccia, finiremo per non sentirci più. Come se accarezzando le tue linee d'ombra potessi sfuggire ai contorni del mio vivere controluce. Di quando non serve discutere, basta aspettare che cambi idea da sola. Di quando l'amore diventa un mangiare rose non curandosi delle spine che ti rimarranno sullo stomaco.

Di notti passate a guardarti disegnare i domani ad occhi chiusi e di mattine in cui mi son ritrovata tratti di matita sulla pelle al risveglio. Della promessa di non farci accadere per conservare intatti tutti i nostri per sempre. Delle promesse che, per fortuna, non sappiamo mantenere.

Di quando le mie parole nei tuoi occhi, nei miei occhi Tu.

martedì 7 gennaio 2014

Non sono come te.

Le debolezze sono stancanti, soprattutto quando non sono le tue. E la testardaggine, anche. E allora fai un po' come ti pare.
Va tutto bene, ci siamo solo lasciati stare. E tu stai lì che stai bene dove stai. Milano è stempre stata troppo piccola per noi due. E troppo fredda. E allora vai via, dove cazzo sei. Le stanze vuote, la gente in piazza, il duomo, le luci e tutte quelle cose che fanno sorridere sempre gli altri. Ok, ma adesso torna. Torna da dove sei venuto e non cercarmi più. Tanto prima o poi, se non sarai tu a farlo, sarò io. 

Nei maremoti interiori è inutile cercare di sistemare le vele se non sai ridisegnare i confini delle onde. E tu quante terre hai lasciato indietro sulle quali vorresti ritornare, da quali sei scappato solo per paura di voler magari un giorno, forse, restare. 

Smettila tu e il tuo sciopero dei punti interrogativi, le risposte non mi sono mai interesate. Cosa saresti disposto a perdere per salvare quello che vuoi davvero, sì, quello sì. 

Di chi stai parlando. Di nessuno, come sempre. 
Con chi stai parlando. Con nessuno, come te.

Provarci, mille volte e mille volte ancora, a far notare la presenza di un tuo sentimento e restare comunque invisibili perché è così che deve essere, perché così è meglio, perché così è tutto più al sicuro. Tanto non esiste. Forse non sei tu, è lo sfondo ad essere sbagliato. Non cambierà niente. E poi perché dovrebbe cambiare. Siamo abbastanza adulti per fare finta di niente. Io non te l'ho mai chiesto, di crescere. No, non voglio più. Non c'è spazio a sufficienza in un cuore intriso di passato. Diventare impermeabili ai sentimenti è un meccanismo di autodifesa. Se solo riuscissi a buttare i nostri sorrisi in due, di quando a tutto il resto vien quasi paura di disturbare. Non sono come te, ma volendo so essere anche peggio. 

Se smetti di raccontarti a qualcuno è perché questo ti conosce così bene da capire i silenzi, oppure non vuoi più faccia parte della storia.

L'amore è un cambio di prospettiva, perdonare chi ti ha trattato nel modo in cui ora tratti tutti quanti gli altri.

sabato 14 dicembre 2013

La distanza non è spazio, è esattamente tutto quello che non fai per annullarla.

Un passato che non fa più male lo si riconosce dalle fondamenta stabili del presente. Se non fosse per quel rumore di dubbi di sottofondo certe certezze suonerebbero stonate.

Il mio pianoforte, tu.
I miei sorrisi, spartiti persi e mai più ritrovati.

Pensieri sciolti nel caffè, parole condensate sulle labbra, baci bisbigliati prima di un ci vediamo dopo. Le mie canzoni sottoforma di persona.
Abbiamo un cuore di corteccia da incidere e l'anima d'edera per poter nascondere la scritta, ti dicevo mentre tu guardavi le luci al di là di un finestrino.
Nessuno ti conosce di più di chi ha condiviso i tuoi stessi errori, come se quegli stessi errori si potessero tagliare in due e spremerli e poi bere il succo, perché ti fa bene.
Troppo amaro da mandar giù, il rancore.
Le parole pesano nelle tasche almeno finché non ti accorgi che basta così poco per strappare la stoffa dei silenzi e farle scivolare via. Anche quando sembra che non ci sia bisogno di difendere qualcosa, non è detto che un sorriso non sia già una protezione.

Quei ritorni inutili e bellissimi, che lasciano gocce di passato e poesia negli occhi. Inutili e bellissimi, come un parco quando piove, dicevi. Acqua sempre uguale, che cade, scorre, cancella, incide. Come i passi cadenzati verso la meta, la stessa meta che può dividere o unire. 
Fuori solo aria di tempesta. Noi chiusi a chiave dentro un vechio e caldo blues. Una pagina bianca da accarezzare, per sentire i solchi dei ricordi. Strade sulla pelle, che se solo portassero da te le saprei fare anche ad occhi chiusi. I sentimenti lasciati fuori al freddo, tanto che adesso c'è troppa corrente di pensieri.

Entra nella vita di qualcuno solo se hai intenzione di restare.
E se decidi di restare, non scordarti di chiudere la porta.

On Air: Angus & Julia Stone - I'm Not Yours

domenica 17 novembre 2013

Niente è più imprudente della felicità.

Volevo mani d'edera tra le lenzuola, per arrampicarci su quello che rimane da difendere. Vicino o lontano che sia. E sentirmi libera di abbassare le difese. Almeno per un po', almeno finché ci sei tu. E sentire il profumo del mondo fuori quando è ancora scolorito, con le luci ancora accese, i silenzi da prossima fermata ed essere di ferro e vetro, per avere la stessa destinazione. Perché, alla fine si sa, o mi si ama così o non mi si ama per niente. 

Volevo confondere il tempo e lo spazio, invece il niente si è confuso con me e te.

Volevo sentire quelle parole non dette perché messe da parte come un giocattolo che non usi mai altrimenti poi potrebbe non funzionare più. E levarmi di dosso questa distanza e i fili dei discorsi che lasciano segni e disegni da colorare di nero inchistro. E invece siamo rimasti fermi sul molo, cercando il nome giusto da dare al viaggio, fino a dimenticarci di partire, abbandonando i cuori sugli scogli, tra le intenzioni, che devi stare attenta a come ti muovi. Ché di sicuro qualche gatto del porto passerà di lì a fare colazione. 

Ed è vero, alla fine lo si ritrova sempre l'equilibrio perduto, basta fare finta che non t'importa più.
Ed è vero, alla fine ci si ritrova sempre, quando ormai è da un'altra parte che si vuole stare.

Volevo i naufragi tra le tue braccia, con l'orecchio fin dentro alle vene per sentirci nei cuori, come in una conchiglia, occhi che tengono per mano e mani che stringono forte per non lasciarsi andare. E invece poi, non preoccuparti, lascia stare. Ed è buio, quel buio che prende ogni spazio dentro di te, basta che ci sia abbastanza luce lì fuori. Volevo solo orologi a segnare lo spazio che ci divide, per avere parole da bere dalle labbra, trovarsi e senza saperlo, sciogliere i grovigli che ci portiamo dentro. Vicini senza dirsi niente, senza dover per forza trovare un pretesto per stare uno di fronte all'altra. I silenzi, quelli belli. 

Volevo essere per te, quando tutti gli altri non sono abbastanza.

Rimanere fermi sulla soglia del tempo per paura di fare passi sbagliati è il modo più facile per aprire la porta al rimpianto. Nessuno ti conosce di più di chi ha condiviso i tuoi stessi errori.
In punta di piedi rovista tra le attese, in cerca del futuro più adatto a te. 
Sali lungo i gradini dell'importanza. Poi guarda giù, ti accorgerai che è imprudenza. 

Volevo essere la tua imprudenza.
Bellissima e impunita.

mercoledì 23 ottobre 2013

Non preoccuparti per me, ti passerò.

La bellezza è il coraggio di tutto ciò che è fragile. Io non so essere fragile. E non ho una felicità adattabile alla tua. Se almeno io e te fossimo silenzio, potremmo far finta di esserci capiti male. Ai lati delle strade le foglie cadute, a coprire il cemento. Così, come un sorriso può nascondere i segni e le crepe sul cuore. 

Era destino. 
No che non lo era, di sicuro non era amore. 

Se riesci a vedere del romanticismo nel concetto di destino è soltanto perché hai poca fantasia. 

Era a Porta Venezia. Era inverno ma gli angoli del tuo corpo continuavano a ricordarmi il primo sole di maggio. Era una notte che sorrideva, mentre tutti gli altri erano distratti dalla pioggia. Sono scesa due fermate prima. Tu lì. Poi niente.
A volte fare la cosa giusta non è la cosa giusta da fare.
Cosa sarebbe stato, cosa. Un non appena che, un quando nel futuro. 
Perdersi, prendersi per mano, sbagliarsi, lasciarsi porte aperte alle spalle. 
Leggersi, scivolarsi via.

Ogni volta, me lo chiedo e faccio finta di non ascoltare la mia risposta. La differenza tra un compromesso ed una rinuncia sileziosa è uguale a quella tra un battito di ciglia ed uno di cuore.
Ogni volta che ti ho spostato dal mio centro alla mia periferia, ti ho insegnato come trovare la strada del ritorno. Attorciglio capelli intorno alle dita, le dita intorno alle parole e le parole intorno a te. Il tempo dilata anche le più piccole distanze. E sì, ci vuole il tempo necessario, non tanto per fare una scelta la giusta, ma per continuare con le proprie scelte senza voltarsi. 

Ci troveremo sempre nelle pause, tra una canzone e l'altra, tra qualcosa che finisce e l'attesa di nuove note.

E sta tranquillo.
I miei pensieri su di te stanno tutti bene,
nonostante i miei sforzi.

On Air: Joseph Arthur - I Used To Know How To Walk On Water

domenica 20 ottobre 2013

Prendimi cura di te.

La musica a volte fa dimenticare, altre volte è un marchio a fuoco che brucia ad ogni replay. 

Mark Lanegan non è più come prima, dicevi. 
Né meglio nè peggio, soltanto diverso. 

Attaccare una rosa al muro non fa un Magritte, dicevo. Provare a guardare oltre lo sfondo neanche, ma almeno conosci le regole del gioco.

È un gioco in cui vincere non importa a nessuno, 
dicevi. 
Allora è soltanto un gioco per te. 
Pensavo, ma non dicevo.

Non servono i chilometri, le persone si perdono anche in spazi piccoli come quelli tra una parola e l'altra. Sforzarsi di dimenticare è il modo più facile per rimanere attaccati ai ricordi. Dovevi rimanere un'impressione, come le prime note di Ballad of the broken seas, ma poi arriva quel momento in cui o cambi tu o cambia lo stato delle cose e quindi o fai un passo avanti e diventi un sentimento o non ti ritrovi più.

Per vedere quanto pesano i silenzi basta metterli in tasca e aspettare l'alta marea dei pensieri. 
Spiegarsi non serve a niente se dall'altra parte non c'è qualcuno che vuole sapere. Le vele di pagine bianche hanno aspettato parole come vento e aspettano ancora, aspetteranno sempre, ma se anche arrivasse sarebbe in una direzione che oramai non ha più senso. 

È facile nascondersi dietro la punteggiatura, nelle pause, tra i respiri, legarsi coi punti interrogativi come se davvero si avesse voglia di scappare. È facile nascondersi dietro quello che non sarà mai, sparire come fumo tra le dita e sperare che ne rimanga l'odore a ricordarci di essere stati lì. È facile camminare su una strada come tante, con passi lenti per non disturbare o di corsa per fregare il tempo senza lasciare imponte per il ritorno o per essere trovati. 

Difficile è raccogliere le parole, come conchiglie sulla riva, quando vengono coperte dal rumore dei Tanto non t'importa. Difficile è accorgersi dei pensieri che partono già stanchi ma che sono per te e se non arrivano andarli a prendere. 
Difficile è, tra un mare di sorrisi che si avvicinano, 
trovare quello che si incastra perfettamente col tuo.

On Air: Isobel Campbell & Mark Lanegan - Ballad Of The Broken Seas

mercoledì 25 settembre 2013

Lasciami carta bianca, non due righe del tuo racconto.

Non bastano gli occhi per vedere i mille colori di una foto in bianco e nero, come non bastano certi «Dove sei?» per ricevere un «Anch'io» di risposta.

Siamo strade distinte che finiscono in incroci, viaggi dentro altri viaggi. Possiamo continuare ad andare avanti senza arrivare mai a capire in quale direzione. 
Possiamo farlo se vuoi. 
O lo stiamo già facendo. 
E se lo stiamo già facendo ricordati di partire ogni volta senza il peso della valigia, la riempiremo poi, ma solo dei ricordi necessari per portare con te ciò che sa essere te molto di più di quanto tu stesso riesca a fare. La nostalgia ha la forma di uno specchietto retrovisore in cui si riescono a vedere occhi mai più rivisti, quelli che possono farti sentire nuda, anche con tutti i vestiti addosso. Nuda, senza la pelle di qualcuno che ti respira accanto.

L'attimo prima di smettere. È lì che comincia la nostra parte, quando il desiderio fa la sua comparsa e si deve decidere se uscire di scena o improvvisare. C'è una certa simmetria nel caos, il disordine necessario per essere libero in qualsiasi posto ed il bisogno di non lasciare andare via. 

Per noi non c'è tempo. Anche se siamo quando smettiamo di inseguirci e ci prendiamo per mano, anche se siamo quando non esiste momento migliore di questo.
Per noi non c'è tempo. E fino a che non dimostreremo il contrario crederemo sia così.
Finché non dimostreremo il contrario, saremo sempre.
Mi hai trovata che volevo fuggire da tutto e non mi hai fermata. 
Ecco perché, poi, sono rimasta.

On Air: Jens Lekman - If you ever Need A Stranger

domenica 18 agosto 2013

È ieri quasi da sempre.

Ci diremo per consolazione che aspettare serve a qualcosa, tipo a capire. A capire che abbiamo solo tantissimo tempo da recuperare. Si può andare via in molti modi, ma il peggiore di tutti è restare nascondendosi dietro ad un sorriso. Useremo gli occhi come luci di emergenza per ogni tuo black out interiore e sarà d'estate, quando i colori sono così belli che è un peccato non tuffarci dentro anche se fosse solo per le passeggiate col blu da un lato e le certezze dall'altro, come quella casa con le persiane scolorite.

Non per il tempo, ma per scelta.

Prenderemo i tuoi dubbi e li lanceremo uno per uno in mare per vedere quanti salti fanno prima di arrivare a me. Insegneremo alla nostalgia a leggere le scie degli aerei che mi portano da te. Dimenticheremo da dove siamo partiti, perché forse potrebbe aiutarci a ricordare dov'è che volevamo andare. Ci aspetteremo, come un treno alla stazione, come parole dette di fretta perché si doveva andare e poi ritrovate in tasca. E ci cancelleremo dalle pagine scritte male per riscriverci dove le parole si toccano. 

Trovami semplice.

Ci siamo cuciti troppo stretti alla pelle, ché rimanere o andare via fa male uguale. Forse i ricordi giusti dobbiamo ancora inventarli, come in uno di quei miei racconti in cui chi si perde non torna più.

L'invisibilità è un' arma di difesa. Appena avrai imparato abbastanza bene a suonare il piano, qualcuno ti infilerà i guantoni da pugile. Sì, è questa la vita.

lunedì 15 luglio 2013

Tu non preoccuparti, ho detto.

Le cornici danno sicurezza con il loro voler dare un ordine a tutto, E con l'ordine si rischia di perdere il senso del quadro. Forse, un po' anche me. Il senso di tutta questa malinconia, non lo capivi mi dicevi, perché non porta da nessuna parte. Ha occhi bellissimi con i quali ti puoi godere il paesaggio, dicevo io. I nostri compassi sulle intenzioni per trovarne i confini erano le nostre voglie di definire i margini di un sentimento al di là delle simmetrie. 
Non preoccuparti. 
Tu non preoccuparti, ho detto. Il tempo è la nebbia dei sentimenti, trasforma il rosso in rosa, il blu in azzurro, ma solo se gli lasci abbastanza spazio.

Nelle mie ere glaciali interiori sei sempre l'unico che riesce a sopravvivere. Nelle mie occasioni perdute, come curiosità  troppo fragili da toccare, ti ho salvato sempre. Nelle mie abitudini ti ho lasciato i posti più confortevoli, infilando parole una dietro l'altra tra le pieghe dei silenzi e passandoci le dita lungo le cuciture. 
Per strapparti un sorriso. 
A volte le parole, come le persone, sanno essere così uguali a sé stesse che dopo che le hai lette non te le ricordi più. 
Piovono promesse, petali compresi. 
Le orchidee sono fatte per essere regalate e per dire a qualcuno «Tanto lo so che quando ci rivedremo, avrai sbagliato qualcosa e sarà  morta». E se hai un'orchidea con i fiori caduti o un cuore in frantumi, chilometri di nastro adesivo non ti serviranno. 
Ci dovevi pensare prima. 

Altre volte e altre parole, invece, sono così perfette che vanno lasciate in pace. 
Sono tue, sono vere, semplicemente sono. E questo ti basta. 
Sottolineami, sottolineaci. 
Con colori diversi per fingere di esserci conosciuti davvero, studiati e imparati a memoria. 
Per non ripeterci più. 

E poi, senza parole. Senza fili, i fili senza discorsi, i discorsi senza giorni e i giorni senza te. 
Quelle che non mi hai detto mi hanno svegliato in piena notte, ma fa niente. 
Ora le invento io, magari dovevi dirmi qualcosa di importante.

Chiudi gli occhi e fammici dormire dentro.  

Non permettermi mai di svegliarmi con le ginocchia sbucciate per aver inseguito i sogni di qualcun altro. Non farmi abituare al cielo tra i palazzi, perché chi si abitua vede soltanto e non guarda più. Non lasciare che i ricordi facciano l'amore con la speranza, ma inventami le notti dietro finestre spente per coprimi i pensieri da quello che c'è fuori, di quando non lo so se sono pensieri felici. 

Non preoccuparti, forse è solo nostalgia per non averti incontrato prima.

On Air: John Grant - Where Dreams Go To Die

giovedì 13 giugno 2013

Amore, teflon e amianto.

Non chiedere promesse con gli occhi se non puoi mantenere lo sguardo fisso sui miei, le parole quando sono troppe o troppo poche vanno trasformate in silenzi giusti. E a volte, le parole rimangono tra una bugia e un respiro, stringono alla gola e sul volto scivolano lungo strade che portano altrove. Quel secondo di silenzio tra due canzoni in modalità  random, quell'attimo in cui potresti essere qualsiasi cosa. Ecco, quello voglio essere. 
Quanta distanza credi ci sia tra la rabbia e l'amore se poi basta uno dei due per far sparire l'altro? Forse è perché nella rabbia si trovato sempre le risposte migliori. Magari non quelle vere, ma sicuramente le migliori. Se ora fossimo sul fondo del mare i nostri discorsi sarebbero bolle d'aria che salgono in superficie per tornare da dove sono venute e i miei dubbi, come le mie certezze, avrebbero lo stesso colore, quello dei motivi curvilinei luminosi sul fondo di una piscina. Eravamo quelli che sorridono nelle foto, poi quelli che nelle foto guardano da un'altra parte, ora siamo quelli che siamo. E ci basta. Quel gusto amaro del compromesso, quel guardare da lontano chi adesso è solo qualcuno che conoscevi. I compromessi li abbiamo abbandonati senza neanche accorgercene, amore. Tra quello che voglio e quello che ho già, esattamente lì in mezzo, ci sono le cose che fanno ancora sorridere. E poi tu. 

Se non puoi essere nient'altro, non rimane che farti diventare ossessione.
Tu sei ogni Tu che scrivo.

C'è uno spazio per ciò che non si vede, non si tocca, non va in frantumi. Ti tengo lì, per fermarmi quando ho voglia di rovinare tutto. E tutte quelle volte che credevi d'esserti perso., in realtà ero io che ridisegnavo ogni volta i miei labirinti per non farti trovare l'uscita. 
Per non farti trovare. Per non farti andare via.

Ogni storia tra due persone dovrebbe iniziare con Tutto quello che hai scritto finora non m'importa, scriviamo adesso. 

Spengo i nostri errori nel posacenere che ci divide e sorrido. 
Di quei sorrisi veri e a dirotto. 

Finalmente, è troppo tardi. 

mercoledì 29 maggio 2013

Anche quando credi che non siamo più.

Noi che ci perdiamo nel mare di gente solo per vedere chi è che poi ci viene a cercare, che scriviamo per chi non ci legge e riconosciamo le città dai frammenti di cielo tra i palazzi. Noi con i dialoghi surreali in una mano e un sorriso nell'altra, il sapore di zucchero filato sulle labbra e il cuore sempre un po' più in bianco e nero del tuo. 

Noi che non crediamo nel futuro, 
però tu non mi scordare. 

Noi che negli incroci di voci non passiamo mai per primi, che demoliamo muri col pensiero senza riuscire mai ad evadere e facciamo domande con gli sguardi rapiti sempre in una direzione che non è la tua. Noi che facciamo parlare le canzoni e che stonino pure, tanto il coraggio di scambiarci gli accordi prima o poi lo troveremo. Noi come libri letti per trovarci scritti tra abbracci non dati, forse più che trovare un modo per tornare bastava restare.

Noi, siamo noi. 
Anche quando credi che non siamo più. 

venerdì 24 maggio 2013

Si riesce a fermare il mare solo nelle fotografie.


Il tempo passato ad aspettare tempi migliori non conosce ritardi. Quante cose che se le avessi fatte, giuste o sbagliate che siano, non avresti trovato il coraggio di rimproverarti. 
Ha spiegato tutto il silenzio, ma subito dopo l'ho ripiegato seguendo con cura le cuciture del Tanto non importa e chiuso nel cassetto dei Niente. Una trapunta di parole copre i pensieri soltanto per poco e dopo lascia l'inverno dentro. 

- Ciao, come stai?
- Bene, non sono più io.

A volte la perfezione è troppo vicina al suo contrario per poterla distinguere. Ci si sente forti tra le pagine, anche se si sa che la carta con la pioggia si gonfia e poi si scioglie fino a scomparire. A volte con te sembra quasi di riuscire a non perdere la strada del ritorno, ti dicevo. Sarà la geografia dei nostri cieli nuvolosi, mi dicevi.

- Dove sei? 
- Qui, ma lontano.

Con gli occhi riempiti di vento del nord, chiusi e poi spediti a sud est mentre il cuore guardava dall'altra parte. Si parlava. Si parlava talmente ad alta voce che nessuno diceva niente. Non chiedere se non vuoi sapere, non andare se non hai voglia di partire, non amare se non sei disposto a restare. Il destino si muove convinto su sottili millimetri di tempo, in circolo, uno dopo l'altro e tu sei il centro.

Il mare lo si riesce a fermare solo nelle fotografie, ti dicevo. E ancora non lo sapevi che quel mare ero io. Per avere il vento a favore dovrai uscire dalla fotografia, mi dicevi. Poi ho tolto gli ormeggi. 

Forse un giorno ci rivedremo, abbiamo detto. O solo pensato. 
Magari soltanto sorriso.

sabato 20 aprile 2013

Tempi dispari.

Il cielo e il mare hanno lo stesso colore delle promesse non mantenute. 

Io te l'avevo detto, Chopin va capito ad occhi chiusi. 
Tu me l'avevi detto, la notte va capita dagli occhi di chi ti sta accanto. 

Alle domande fatte con gli occhi si risponde con le carezze, ti ripetevo. In silenzio. Da perdere c'è rimasto solo lo spazio tra le mie mani e le tue, forse se lo ignoro pian piano scomparirà. Nuoto in un mare che non si accorge di me. Ho costruito la mia fortezza di certezze troppo vicino alla riva e sono stata talmente brava da progettarla in modo da non poterci entrare. Ho messo in fila tutte le nostre frasi su quelle cinque righe, come le tessere del domino. Manca solo l'ultima nota, quella che farà cadere tutto. E con la lontananza necessaria, capiremo la bellezza del disegno, capiremo di averne appena creato uno nuovo, del colore che più ci somiglia.

Ma tu, intanto, prestami le mani che ci gioco un po'.



C'è chi confonde la felicità con la banalità, chi scambia un'abitudine per una certezza. Chi ha vinto la paura convincendo gli altri che non ne ha, chi grida a bassa voce e chi pretende di parlare quando non ha niente da dire. Chi non sa come dire la verità  senza ferire, chi prova a riposarsi nei silenzi. E c'è chi accarezza tasti bianchi e neri, con le stesse parole, per rimanere legati alle mani che le hanno scritte. 

Volevo solo salvarti dalle mie canzoni tristi. 

Il tempo giusto per ricominciare arriva puntuale solo se è davvero quello che vuoi tu.
Nella vita. Come negli spartiti. Ci troveremo, sempre. Ogni volta. 
Con le mani sugli stessi tasti, ma lontani anni luce da qui.

La mia rabbia è per tre quarti cose non dette, perché non capiresti.

On Air: Youth - Daughter

giovedì 28 marzo 2013

Torno subito, tu non mi aspettare.

Ti avevo chiesto di raccontarmi di te, non di dire la verità. I tuoi occhi, quelli in cui mi vedo meglio, una finestra sull'estate mentre dentro è inverno. 
Il sapore dei baci non dati, come l'ombra colorata dietro ogni cosa non fatta. I lividi del giorno dopo che non ricordi dove e come te li sei fatti, ricordi solo che eri felice. Le note stonate, gli accordi sfuggevoli. Per non farsi scivolare via, per fermarsi un attimo prima che sia impossibile allontanarsi senza farsi male. 


Da perdere c'è rimasto solo lo spazio tra le mie mani e le tue, forse se lo ignoro pian piano scomparirà. Ignorami. Dimenticami. Dimenticami da qualche parte in cui esistiamo solamente io e te. Fingere di non aspettare più è il miglior anestetico per le anime in attesa. Mille parole fatte di niente, ma di un niente bellissimo. 

Lasciami stare con te, lasciami stare, lasciami. 
Smetti di cercarmi, riconoscimi.

Chiedetelo a Rory Gallagher.

La musica che non piace agli altri ha sempre qualcosa di magico. Sì, molto di più rispetto a quella che invece accomuna. Stessi gusti. Okay,...